DENTRO LA FIERA

LA KERMESSE A BOLOGNA DALL’1 AL 4 FEBBRAIO

Due padiglioni e 147 gallerie
La sezione fotografica cambia pelle

BOLOGNA

DUE PADIGLIONI, 147 gallerie. Dall’1 al 4 febbraio a Bologna torna Arte Fiera– manifestazione nata nel 1974 nei padiglioni progettati da Kenzo Tange e arrivata all’edizione 2019 (nel 2018 sono stati 48mila i visitatori) – che quest’anno ha come nuovo direttore artistico SimoneMenegoi. Affianco alla Main Section, articolata fra i due padiglioni, 25 e 26, c’è la sezione Fotografia e Immagini in movimento, aperta al video e completamente rinnovata. E’ affidata alla direzione artistica di Fantom, piattaforma nata tra Milano e New York nel 2009, rappresentata da Selva Barni, Ilaria Speri, Massimo Torrigiani e Francesco Zanot. Ci sono anche cinque grandi progetti. Il primo, nel padiglione 26, è una mostra sulle gemme artistiche del territorio: la mostra Solo figura e sfondo, a cura di Davide Ferri. Si tratta del primo episodio di un ciclo che prenderà il titolo complessivo di Courtesy Emilia Romagna. Il secondo, Oplà. Performing activities a cura della bolognese Silvia Fanti, è un programma di azioni che si svolgono in fiera, ai suoi margini e nella città, e comprende lavori di artisti italiani dal profilo internazionale. Il terzo progetto è dedicato al ruolo formativo dell’arte per i ragazzi: ecco dunque i laboratori didattici dell’Opificio Golinelli. Il quarto progetto è un programma di Talk affidato alla rivista Flash Art, mentre il quinto, nel Centro Servizi, ospiterà la lounge ‘democratica’ creata dall’artista Flavio Favelli. INTANTO, in città torna Art City Bologna, il programma istituzionale di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune, che da quest’anno per la prima volta si dilata in una vera e propria Art Week, a partire già dal 25 gennaio. Ricchissima la proposta – anche oltre questa ‘settimana dell’arte’ – di Bologna Welcome, la società di promozione turistica di tutta la Città Metropolitana. Punto forte, una card unica – che comprende anche l’ingresso ad Arte Fiera – per poter accedere contemporaneamente a tutte le attrazioni principali della città. Bologna, insomma, tutta in una tasca.


L’ora di Arte Fiera
Il nuovo corso con Menegoi

BOLOGNA

SE DOVESSE definire in una parola questa edizione ne sceglierebbe subito una: la speranza. «La speranza per il futuro, che questo cammino di rinnovamento dia frutti. La speranza che sentiamo in città e quella delle gallerie che hanno scelto di tornare a Bologna». Simone Menegoi è il nuovo direttore di Arte Fiera (la vice è Gloria Bartoli). Nominato a luglio, ha avuto davvero «tempi strettissimi», per dare la sua impronta all’edizione 2019, dall’1 al 4 febbraio. Speranza, ma anche «qualità» e «selezione». Nuovo, infatti, il criterio di partecipazione: le gallerie sono state invitate a presentare una scelta ristretta di artisti (non più di tre per gli stand piccoli e medi, fino a un massimo di sei per quelli più grandi).

Menegoi, le gallerie in fiera sono 147 e sono stati incentivati stand monografici, che sono un terzo del totale. Perché è importante selezionare? «Considero la presentazione monografica un gesto coraggioso, è un vero rischio di impresa, ma qualificante per la galleria che mostra la sua convinzione sull’artista. In più è qualificante anche per la fiera, che può permettersi di offrire a spettatori e al collezionisti una vera e propria mostra. Ma non è qualcosa di dogmatico. Il senso era dare uno stacco, segnalare un cambiamento nell’approfondimento e nella specializzazione. Inoltre, a livello di fiera, ne consegue una maggiore leggibilità. Stare sulle 150 è un numero ragionevole».

Ci sono ritorni importanti. «Ad esempio le gallerie Monica de Cardenas, Alberto Peola, le romane Monitor e Studio Sales».

Le gallerie sono quasi tutte italiane. «Il baricentro di Arte Fiera deve e può essere l’arte italiana. Quest’anno, sempre per i tempi molto ristretti, non abbiamo fatto una grande campagna nei confronti di gallerie straniere, avremo modo l’anno prossimo. Questa Arte Fiera è l’inizio di un percorso e va letta in questa prospettiva».

La Fiera è articolata in due macro-sezioni. «C’è una sola sezione speciale, quella di fotografia, completamente rinnovata nei contenuti, curata da Fantom. Hanno impostato un lavoro di ricerca abbastanza sperimentale: accanto alla fotografia è ammesso il video, infatti la sezione si chiama Immagine e movimento. E’ molto compatta a livello di qualità e la selezione è stata severa: sono molto soddisfatto, è l’ambito di maggiore sperimentazione di tutta la fiera. Le sezioni speciali sono la spina dorsale della fiera, la qualificano. In futuro prevedo di crearne altre».

Tutto il resto è ‘main section’. «Vale la divisione fra i due padiglioni: uno più dedicato all’arte moderna e al Dopoguerra storicizzato,l’altro al contemporaneo. All’interno del moderno abbiamo creato dialoghi fra gallerie diverse».

Fra i progetti principali molto curioso è ‘Oplà’. «Provo a immaginare un percorso. Si parte dall’esterno della fiera. All’ingresso si cominciano a incontrare gli interventi di artisti e performer. In una manifestazione commerciale si aprono spazi di diverso regime: quello del dono e dello scambio. E così si può fare gratis un giro sulla 127 customizzata di Cristian Chironi che viene parcheggiata in piazza Costituzione per ascoltare il guidatore e i suoi ospiti speciali, come Franco Vaccari, su vari su temi».

Come prosegue il percorso? «Col curioso bar creato dall’artista Alex Cecchetti, in cui infusi alcolici verranno somministrati in cambio di storie d’amore, in dialogo con i barmen. Dentro la fiera si troverà poi lo stand dove Cesare Pietroiusti ha allestitole opere di 22 artisti (Maria Theresa Alves, Massimo Bartolini, per fare qualche nome, ndr) messe in palio in cambio di pensieri scritti su pezzi di carta: quello che colpirà l’attenzione degli artisti, permetterà allo spettatore di ottenere l’opera (ma potrebbe pure non succedere). Nico Vascellari, invece, sottrarrà oggetti dalla fiera e li nasconderà in vari punti della città, postando indizi su Instagram. Si arriva così al Centro Servizi dove si trova la lounge democratica creata da Flavio Favelli, una grande creazione che si chiama Hic et nunc. Favelli ha realizzato un’installazione anche nella Rotonda Gluck del Teatro Comunale. Infine, per la prima volta ad Arte Fiera l’Opificio Golinelli allestirà i famosi laboratori didattici per bambini ispirati al rapporto arte-scienza».

Altre novità? «Nel padiglione 26 c’è un’altra iniziativa inedita: una mostra delle collezioni istituzionali, pubbliche e private dell’Emilia-Romagna e Bologna, Courtesy Emilia-Romagna: vorrei che fosse la prima di un ciclo. Il titolo è Solo figura e sfondo: il curatore è Davide Ferri».

Prospettive su visitatori e affari? «La fiera è molto popolare e dobbiamo curare l’offerta. Per il grande pubblico è la fiera di arte contemporanea per eccellenza e i visitatori sono molto affezionati. Ci preme conservare e ampliare questo pubblico e affinare la nostra proposta per i collezionisti».

In questo conta anche il rapporto con la città. «C’è piena sintonia fra me e Lorenzo Balbi (alla guida di Art City). sono felicissimo dell’offerta con cui Bologna si presenta ad Arte Fiera: il programma in città è importantissimo per attirare visitatori e operatori. L’edizione 2019 è una delle più belle che ho visto, con prospettive internazionali. Per il futuro io e Lorenzo potremo fare un ragionamento comune sui contenuti sia della Fiera che di Art City».

Letizia Gamberini


IL PRESIDENTE CALZOLARI

«La sfida di un’icona Trasformarsi e crescere ancora»

BOLOGNA

UN APPUNTAMENTO che «rappresenta e identifica la città», che fa da apripista ai grandi eventi fieristici dell’anno e che si propone «sotto una veste nuova, proposta da un direttore nuovo che ci ha subito convinto». Gianpiero Calzolari, presidente di Bologna Fiere, ha scelto di imprimere un cambio di rotta a una delle kermesse simbolo del polo fieristico, lanciando una sfida ai visitatori e ai collezionisti certo che la «tradizione si possa rinnovare con successo».

Cosa significa Arte Fiera oggi? «Per Bologna è un’icona, un tratto rappresentativo e identificativo della città che ha sempre risposto con un’attenzione particolare e superiore ad altre fiere, anche più importanti».

Qual è la differenza rispetto agli esordi? «Il momento storico ed economico. Non siamo più gli unici a organizzare una fiera d’arte, quindi l’idea era partire dalla tradizione e dalla storicità di Arte Fiera per rivisitare il modello e la proposta».

Come? «Puntando sull’italianità mantenendo comunque uno standard internazionale forte. Siamo tutti ansiosi di vedere concretizzarsi il progetto del nuovo direttore, visti i commenti positivi che stiamo ricevendo dalle gallerie».

Parlando di numeri? «L’anno scorso abbiamo sfiorato le 50mila presenze, quindi contiamo di superarle grazie alla selezione delle oltre 140 gallerie qualificate che sono un messaggio chiaro per i collezionisti e gli interessati. Non è un segreto che Arte Fiera muova compravendite di importi rilevanti».

Per un polo fieristico ripaga investire nell’arte? «L’arte è fondamentale per la tenuta e lo sviluppo economico di una comunità, sarebbe antistorico non riconoscerlo. Compito della fiera è offrire opportunità a chi viene ospitato, che genera un indotto importante e contribuisce a far parlare di Bologna nel mondo. Cioè non di una metropoli internazionale, ma di una città accogliente e sensibile, da vivere».

Cristina Degliesposti

2019-01-22T18:12:46+00:00 Argomento: INTRATTENIMENTO|Speciale |