BOLOGNA E DINTORNI

I colli dell’appennino della provincia bolognese sono da un punto di vista paesaggistico assolutamente unici. Ma questa terra è anche particolarmente generosa e ne è prova la qualità dei vini ricavati dai vitigni disposti sui declivi come una scacchiera

a cura di
Lorenzo Frassoldati

TERRE DI MONTEBUDELLO DOCG
La Mancina

Pignoletto classico (fermo), profumo delicato, leggermente aromatico con note fruttate. Sapore armonico, leggermente aromatico con retrogusto tipico. Viniicato in tini d’acciaio inox a temperatura controllata. Permanenza sui propri lieviti ino a 10 mesi. A inamento in bottiglia per almeno 4 mesi. Gradevole come aperitivo, indicato con antipasti, carni bianche e pesce, va comunque a tutto pasto. Servire a 12-14°.

Euro 11

FERMO PIGNOLETTO
SUPERIORE DOCG
Gaggioli

Dal più antico vigneto dell’azienda Gaggioli sulle colline di Zola Predosa un bicchiere dal naso complesso, ampio, con evidenti note fruttate e loreali. Sapore secco, morbido e vellutato, consistente e insieme fresco e sapido, doti che regalano al vino immediata bevibilità e lunga piacevolezza. A inato in acciaio/vetro. Da apprezzare a tutto pasto in particolare con primi piatti, minestre in brodo e tortellini; pesce e carni bianche.

Euro 13

CABERNET
SAUVIGNON 2017
Tizzano

A inato in acciaio e legno e poi in bottiglia per almeno quattro mesi un rosso strong (14°) ma di grande bevibilità. Colore rosso rubino, sentori dapprima vinosi poi con caratteristici sentori erbacei, intensi e persistenti. Secco, caldo, di corpo, piacevolmente tannico ed armonico. Va abbinato con carni arrostite, piatti che presentano sapori decisi e formaggi stagionati. Servire a 16-18°.

Euro 8,50

FOR YOU SPUMANTE ROSÈ
Podere Riosto

Dalle colline di Riosto un uvaggio di tre uve rosse tra cui la centenaria Vite del Fantini, metodo Charmat con sosta sui lieviti per 3 mesi prima dell’imbottigliamento. Colore tenue rosato, profumi delicati e ini, loreali, sensazioni di marasca, prugna matura e frutti rossi. Gusto ine e molto gradevole, acidità nascosta da grande morbidezza, vino di grande bevibilità, gusto persistente e stimolante. Servire molto freddo

Euro 9

CUVÈE NETTUNO BRUT
Tenuta Santacroce

Bollicine di Pignoletto dal sapore asciutto, armonico e piacevolmente fresco. Perlage ine e persistente. Pressatura so ice con uva integra o diraspata a temperatura controllata, decantazione del mosto e successiva fermentazione a bassa temperatura. Rifermentazione (presa di spuma) in «cuves closes» per circa 6 mesi. A inamento in cantina per 6 mesi. Per aperitivi, crostacei, antipasti, crudità di pesce.

Euro 12

RED ROSSO
BOLOGNA 2018
Manaresi

Blend di cabernet sauvignon e merlot da uve bio. Accurata potatura verde, fermentazione con lieviti naturalmente presenti; dopo la svinatura e la fermentazione malolattica, il vino si a ina in acciaio, e poi ancora diversi mesi in bottiglia. Rosso spensierato ma con tanta sostanza. Senza rinunciare all’autenticità e all’espressione del terroir.

Euro 8,50

IL PASSITO 2007
Bonfiglio

Dai vigneti della famiglia Baraldi un vino da dessert molto intrigante da uve Pignoletto. Colore giallo oro con rilessi ambrati, bouquet di uva sultanina, miele milleiori, albicocche secche con decise note agrumate. Sapore caldo, dolce/non dolce, con una gradevole vena amarognola e buona freschezza, ampio armonico. Straordinario vino da ine pasto.

Euro 24

ALBA IN VIGNA
MILLESIMATO 2016
Bonfiglio

Fermentazione col metodo tradizionale in bottiglia per almeno 6 mesi, poi in bottiglia per altri 60 giorni. Colore: giallo paglierino con bollicine ini di buona persistenza Profumo di mela golden acerba, con lievi note agrumate e piacevole nota inale loreale tipica del biancospino. Secco, fresco e sapido e inale ammandorlato. Va servito freddo (8-10°) con antipasti all’italiana o come vino da tutto pasto, dai tortellini al pesce grigliato ai fritti.

Euro 16

BRUT
SPUMANTE DOCG
La Mancina

Al naso crosta di pane e frutta bianca matura a pasta bianca, pesca, noce e melone con nuance di iori di rosmarino e biancospino. Gusto secco, fresco, dinamico e progressivo con acidità spiccata e un inale molto minerale. Viniicato in tini d’acciaio inox a temperatura controllata. Metodo Charmat, con permanenza sui lieviti per 6 mesi. Servire molto freddo 6-8°. A tutto pasto con carni bianche o pesce.

Euro 13

LIANO BIANCO
Umberto Cesari

Blend di chardonnay e sauvignon blanc, si presenta con note fruttate e loreali di albicocca, pesca, gelsomino, rosa e mentuccia selvatica sul inale. Gusto Intenso, avvolgente, elegante, lungo sul inale. Abbinamento ideale con piatti di pesce importanti e ricchi di varietà di crostacei o pesce azzurro. Perfetto da abbinare anche a carni bianche. A inato 3 mesi in tonneaux. Temperatura di servizio 10-12°.

Euro 18


IL PRINCIPE PIGNOLETTO

I monaci medievali lo consideravano il migliore tra quelli prodotti nel territorio

di Riccardo Cotarella
presidente Assoenologi e Union Internationale des Oenologues

Vitigno principe di questo territorio, il re dei Colli Bolognesi, è il Colli Bolognesi Classico Pignoletto Docg. Nasce da una base costituita al 95% proprio dall’omonimo vitigno, prodotto in una zona ristretta a sud del capoluogo, e presenta un grado alcolico totale di 12% Vol. Una denominazione questa che probabilmente trova il suo progenitore nell’antico Pinus Laeto citato da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia. Tuttavia, all’epoca, questo vino dei colli bolognesi non era molto apprezzato, tanto che Plinio lo giudicava “non abbastanza dolce per essere buono”. Già di tutt’altra opinione furono i monaci medievali che lo ritenevano un vino superiore per bontà a tutti gli altri presenti, al punto che il Pignoletto divenne il più apprezzato. Da tali a ermazioni si può dedurre che nell’antichità il Pignoletto era già conosciuto. Il Tanara, nel 1654, col suo trattato Economia del Cittadino in Villa, fa precisi riferimenti ad “Uve Pignole” che sono coltivate nelle colline della provincia bolognese. Come si vede secondo le epoche i gusti cambiano e vini che incontrano i gusti dei mercati nel giro di pochi decenni possono ricevere giudizi completamente diversi. Le analisi del suo DNA hanno determinato che il Pignoletto ha caratteri genetici sostanzialmente identici al Grechetto di Todi, a di erenza di quanto sostenuto nel passato quando veniva ritenuto una variante del Pinot Grigio e del Riesling. Quindi un’uva che si è adattata e modiicata lungo l’asse appenninico del centro Italia dando risultati sorprendenti sia che si parli di Grechetto che di Pignoletto. Vino che nella versione Colli Bolognesi Classico Pignoletto DOCG trova sempre più estimatori anche se stenta ad avere unanimi consensi, in deinitiva è un vino che piace molto o, erroneamente, non entusiasma. Noi siamo dalla parte dei suoi grandi estimatori, percependo nelle sue massime espressioni un’eleganza e una corposità ampia. Così come ampio è il suo spettro olfattivo e gustativo. Tutte caratteristiche confermate dal successo che sta recentemente ottenendo. Successo che ha spinto il Consorzio a richiedere qualche modiica al disciplinare inserendo alcune tipologie, senza stravolgere la base ampelograica che vede l’utilizzo dell’85% delle uve Pignoletto alle quali se ne possono sommare altre, per un massimo 15%, di vitigni autorizzati, lasciando al 95% l’utilizzo delle stesse uve del vitigno principe dell’areale, solo per la Versione che riporta la dicitura “Classico”. In generale al naso è un vino delicato, proponendo note fruttate di mela, mandorla e nocciola, mentre in bocca il sapore è ine e secco. È ideale per accompagnare tutto il pasto, ma particolarmente indicato nel sottolineare antipasti, minestre delicate, insalate di riso, tortellini e passatelli in brodo, testaroli al pesto, piatti a base di pesce, carni bianche, verdure ripiene e uova, formaggi freschi. Il frizzante si sposa perfettamente con i tipici prodotti regionali come la mortadella, il prosciutto crudo, il culatello, le tigelle o lo gnocco fritto. Oggi il vino della DOCG Colli Bolognesi Classico Pignoletto si propone di colore giallo paglierino più o meno intenso, spesso con rilessi verdognoli, odore delicato, fruttato, caratteristico e sapore ine, armonico, caratteristico. Può essere immesso al consumo solo dopo il 1° aprile dell’anno successivo a quello di produzione delle uve ed è ottimo come aperitivo, ma anche in abbinamento a crostini al tartufo, tortellini in brodo, tortelli di iori di zucca, frittura di crostacei e pesce in genere. È da tutto pasto, ma eccellente con carni bianche e formaggi freschi che ne valorizzano le caratteristiche. La zona di produzione, eccetto il comune di Savignano sul Panaro in provincia di Modena, è racchiusa nella provincia di Bologna, nell’area dei colli bolognesi che pur essendo attaccati alla città, diventano estremamente lontani appena ci si allontana da quel crocevia di arteria che collegano l’Italia. Basta salire da Marzabotto a Medelana, da Sasso Marconi a Mongardino, da Casalecchio di Reno a Tizzano, da Pianoro a Riosto, per rimanere silenziosi davanti a paesaggi bellissimi. L’autostrada A1 taglia in due i colli come una fresa che rumorosa solca il ferro e lo divide. Da una parte colline che si inerpicano sull’Appennino, dall’altra un altopiano gessoso che più dolcemente si inoltra verso la Romagna. I vigneti posti in alto disegnano quadrati di un verde acceso che contrasta con il verde cupo dei coninanti boschi. È possibile risalire le valli dell’Idice, del Savena, del Reno, del Samoggia, del Lavino e del Panaro o perdersi su strade che si inerpicano verso gli Appennini.


LA RICCHEZZA DELLA REGIONE

Stelle Michelin e Lambrusco
Coppia vincente

Il ’petrolio’ dell’Emilia-Romagna ha le bollicine e si chiama Lambrusco. Mario Soldati negli anni 70’ lo paragonava allo champagne e oggi resta uno dei vini più venduti in Italia. È grazie anche a 10.000 ettari di viti e una produzione di 13,5 milioni di litri, che il tipico vino emiliano si colloca davanti a colossi come Chianti e Montepulciano d’Abruzzo (dati Istituto di ricerca Iri – Vinitaly 2019). Il bello è che piace sempre di più anche ai palati internazionali. A testimonianza dell’interesse dei mercati esteri per il nettare emiliano, lo scorso ine ottobre, in occasione dei Lambrusco Awards 2019, 27 operatori commerciali esteri hanno incontrato – su invito della Camera di Commercio di Reggio Emilia e dalla consorella modenese, in collaborazione con i Consorzi di Tutela del Lambrusco di Modena e di Reggio Emilia ed Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna – oltre 40 aziende produttrici di Lambrusco di Reggio Emilia, Modena, Parma e Mantova, dando vita a più di 1.000 incontri e circa 4500 degustazioni. Gli operatori esteri (tutti alla ricerca di fornitori), venivano da Gran Bretagna, Ungheria, Germania, Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Lettonia, Lituania, Bulgaria, Serbia, Polonia, Russia, Stati Uniti e persino dal Canada. Largo al cibo e ai ristoranti consacrati dalla Guida Michelin. La 65esima edizione del volume è stata presentata la settimana scorsa a Piacenza, in Emilia Romagna il valore territoriale che i ristoranti “stellati Michelin” ed i “Bib Gourmand” (ovvero i ristoranti con il miglior rapporto qualità-prezzo) sono in grado di attivare, si riscontra al massimo grado. Lo confermano i dati dell’Indagine commissionata da Guide Michelin a JFC (consulenza turistica territoriale). Nel 2018, in Regione, i 22 ristoranti stellati Michelin (un ristorante a 3 stelle, due a 2 stelle e diciannove a 1 stella) ed i 32 “Bib Gourmand” (ovvero i ristoranti con il miglior rapporto qualità-prezzo) hanno generato complessivamente ben 98 milioni di Euro di fatturato. Di questa piccola fortuna, solo il 42% è fatturato diretto per i ristoranti, mentre il 58%, pari a 57 Milioni di Euro, rappresenta l’indotto distribuito a beneicio del territorio, tra servizi, commercio ed ospitalità. Fatturati destinati ad aumentare, grazie al primato emiliano romagnolo di “Bib Gourmand” confermato anche dalla Guida Michelin 2020 (saliti a 33, con l’Emilia Romagna davanti al Piemonte) e alla stella conferita ai ristoranti di Gianluca Gorini e Agostino Iacobucci.


I VINI DEL TRENTINO

Dieci cantine che rappresentano l’eccellenza del territorio mettono in vetrina le loro etichette Sin dal Concilio di Trento le cronache ne elogiarono la qualità a partire dal Marzemino coltivato in Vallagarina tra i preferiti anche alla Corte imperiale di Vienna

a cura di
Martina Strazzari

MADAME MARTIS
Maso Martis

Dall’incorcio tra l’eleganza del Pinot Nero, la fragranza dello Chardonnay e la morbidezza del Meunier nasce “Madame Martis”, riuscita sintesi dei pregiati elementi che caratterizzano lo stile armonico e deciso degli spumanti Maso Martis. Il tocco minerale di questo grande metodo classico millesimato regala al palato straordinaria morbidezza e sapidità. Le bollicine sono sottili e molto persistenti. Ideale con crudité e menù di pesce, va servito tra i 10 e 12 gradi.

Brut Riserva
Trentodoc millesimato
Uve: 70% Pinot Nero 25%
Chardonnay 5% Meunier
www.laversa.it

MULLER THÜRGAU
Gruppo Mezzacorona

Varietà aromatica per eccellenza, è coltivata sui caratteristici terrazzamenti delle colline di Faedo e della Valle di Cembra, dove riesce a dare massima espressione alla sua ricchezza di fragranze. In un bicchiere di Müller Thurgau Mezzacorona sono raccolti tutti i profumi del Trentino più autentico, dove l’Arte di fare il vino ha radici profonde. Vino fragrante, secco e fruttato caratterizzato da elegante mineralità e carica aromatica. Ottimo come aperitivo, è l’ideale accompagnamento per primi piatti con verdure e pesce.

2017
Muller Thurgau – Trentino DOC
Uve: Müller Thurgau
www.gruppomezzacorona.it

NOSIOLA
Cantina La Vis

Unico vitigno autoctono trentino a bacca bianca, la Nosiola trova sulle colline di Pressano e della Valle di Cembra, il suo luogo di elezione. Qui, nella zona storica di produzione, la Nosiola assume dei connotati singolari di aromaticità e struttura. Dal colore giallo paglierino tenue, dai rilessi verde pastello, questa Nosiola esterna sentori loreali di petali di rosa, litchi e gelsomino, con una curiosa nota di nocciole. Al palato, il vino è pieno e persistente, dalla corretta acidità.

Nosiola Trentino DOC
Uve: Nosiola
www.la-vis.com

LAGORAI DOSAGGIO
ZERO
Cantina Romanese

Dal colore giallo paglierino e dalla bollicina molto elegante, Trentodoc è uno spumante di grande identità, esprime al massimo il proprio territorio e ne è eccellenza. Coltivato alle pendici della catena del Lagorai, è soggetto ad una particolarissima a inatura: oltre 500 giorni sui fondali del Lago di Levico terme, ad una profondità di 20 mt. La Cantina Romanese è una delle 54 case spumantistiche associate dell’Istituto Trento Doc. L’etichetta di questo Lagorai ‘sublacustre’ è opera dell’artistaBruno Lucchi.

Trentodoc
Uve: 100% Chardonnay
www.trentodoc.com

MASO WARTH
Cantine Moser

Prodotto da uve coltivate nei terreni collinari della tenuta Maso Warth ad una altitudine di 350 / 400 metri e nel comune di Lavis, presenta un colore rosso rubino molto intenso con rifessi violacei. Al gusto si rivela particolarmente pieno e corposo con tannino maturo e inale persistente. Profumo fruttato con note di prugna, more e frutti di bosco, integrati da sentori di cioccolato dovute alla permanenza in barriques. La produzione media è di diecimila bottiglie all’anno.

2016
DOC Trentino Lagrein
Uve: 100% Legrein
www.mosertrento.com

FONTANASANTA
Azienda agricola
Elisabetta Foradori

La collina sovrastante Trento, con i suoi terreni argilloso – calcarei accoglie il Manzoni Bianco e ne fa maturare le uve a ine settembre. È così che questo incrocio, nato dall’unione del Riesling renano con il Pinot Bianco, riesce a far esprimere il carattere delle vigne di Fontanasanta. La sua capacità di evolvere nel tempo richiede pazienza: il Fontanasanta Manzoni Bianco è un vino che saprà raccontarsi dopo almeno due o tre anni dalla vendemmia. L’azienda Foradori fa parte de “I Dolomitici”, un gruppo di viticoltori della zona uniti dallo spirito pionieristico della biodinamica.

Fontanasanta Manzoni Bianco
Vigneti delle Dolomiti IGT
Uve: Manzoni Bianco
www.elisabettaforadori.com

PREERI
Azienda Agricola
Maso Roveri

Dal profumo intrigante di ieno iorito e miele di castagno, Preèri è un bianco secco, IGT Vigneti delle Dolomiti, nato con la vendemmia 2008, fermentato e maturato in pregiati legni tostati. Il colore giallo dorato ricorda l’uva matura. Il profumo è fresco e intenso con sentori aromatici fruttati e speziati che s’intrecciano in un gusto sapido, pieno ed equilibrato. In bocca l’acidità e la dolcezza gustativa è tutt’uno a conferma come Preèri sia da considerare un “vino di montagna”.

Preeri
Uve: Incrocio Manzoni 20%,
Pinot Bianco 80%
www.masoroveri.com

FERRARI MAXIMUM
BLANC DES BLANCS
Cantine Ferrari

Trentodoc di grande personalità, si caratterizza per freschezza, fragranza e inezza. Le uve 100& Chardonnay sono raccolte con vendemmia manuale alle pendici dei monti del Trentino ino a 600 metri. Di grande intensità, presenta note di frutta matura in cui si riconoscono sentori di crosta di pane e nocciola. Il sorso è invitante e appagante.

Trentodoc
Uve: 100% Chardonnay
www.ferraritrento.com
15 euro

GOCCIA D’ORO
Cantina Sociale
di Trento

Molto esigente in quanto a suolo e clima, è coltivato in Trentino in piccole oasi. Preferisce i terreni sassosi e non calcarei, con un clima temperato-freddo. Il risultato è un colore giallo dorato, caratterizzato da un impatto aromatico inconfondibile con una fragranza di rosa e chiodi di garofano. Il vino risulta minerale e persistente.

Gewürztraminer
Uve: Gewürztraminer
Cantina Sociale di Trento
www.cantinasocialetrento.it

OTTAVIO
Cantine de Vigili

Uve provenienti da un piccolo appezzamento di vigne vecchissime, alcune probabilmente centenarie, selezionate dal cru Pasquari, zona elettiva per la coltivazione del Teroldego. Dopo una rigorosa selezione in vigna, con una parte di grappoli interi selezionati, con particolare cura per i raspi più maturi, la fermentazione avviene in tonneaux scoperchiati da 500lt. Viene poi svinato direttamente in barrique dove e ettua la fermentazione malo-lattica e vi rimane per 18mesi. Dopo un anno di a inamento in bottiglia viene commercializzato.

2016
Teroldego Rotaliano DOC
Superiore Riserva
Uve: 100% Teroldego – Vigne
vecchie
www.cantinadevigili.it


NELLA TERRA
DEL PRIMO VINO

Del vinum raeticum, glorificato dai latini, vi è testimonianza in reperti risalenti all’epoca etrusca

Il vino cisalpino che si guadagna la maggior fama in epoca romana, tanto da venir annoverato al pari dei più illustri Falerno e Cecubo, fu il “vinum raeticum”. La zona di produzione del Reticum in base alla documentazione archeologica ed epigraica era identiicata nel passato nel “pagus “ degli Arusnates, l’attuale Valpolicella, zona nella quale i vini venivano indirizzati lungo la via Claudio Augusta verso la Germania. Ma alle soglie del 2000 le analisi del DNA squarciano quel velo di mistero che circondava ino ad allora l’origine delle varietà di vite e la loro origine geograica. Un vitigno, il Rèze, apre una nuova prospettiva sulla individuazione del territorio di origine del vino retico ipotizzando che Rèze sia l’unico relitto etimologico della vite retica. Il vitigno Rezè è imparentato con il Cascarolo nero presente in Piemonte, con la Grosse Arvine del Vallese, il Groppello di Revò e la Nosiola del Trentino. Questi rapporti genetici tra varietà così lontane dal punto di vista della loro origine geograica possono essere giustiicati dall’avere in comune un’antica presenza retica, popolazione che abitava le Alpi sul versante meridionale e che hanno sviluppato con gli etruschi, transfughi dalla pianura padana dopo la seconda guerra punica, una cultura reto-etrusca che aveva una grande abilità nella lavorazione del ferro. Le conferme di un consumo di vino, precedente alla presenza romana risalgono al IV-VI sec. e sono rese evidenti dal ritrovamento nel 1825 di una situla etrusca, un vaso potorio per uso rituale, con scene di ierogamia connesse all’o erta di bevande ed all’esaltazione del bere, la più antica testimonianza di un consumo di vino (anche di d’importazione) e di produzione di uva nel Trentino. Un evento importante per il vino trentino fu il Concilio di Trento che tra il 1545 e il 1563 fece della cittadina uno dei luoghi centrali della cristianità e che rivoluzionò la viticoltura locale, che orientata all’autoconsumo, si vide costretta a proporre a quei nobili palati cardinalizi vini di ben altro lignaggio. Il cronista del Concilio, Michelangelo Mariani dà una precisa descrizione della produzione vinicola e della sua importanza nell’economia locale con una a ermazione lapidaria “…questo è il paese del vino naturalmente, tanto che corre il detto: ‘grano per tre mesi e vino per tre anni’“ Non può essere dimenticato il Marzemino, coltivato in Vallagarina, con il quale veniva prodotto il cosiddetto “vino di Mozart”, considerato tra i vini più pregiati anche alla corte imperiale di Vienna e sulle tavole dei nobili dell’epoca per essere stato citato nella sua celebre opera Don Giovanni: “Versa il vino, eccellente Marzemino!”. L’arrivo delle malattie cosiddette americane (oidio, peronospora, illossera) segnò una battuta d’arresto per la viticoltura locale e fondamentale si rivelò l’apporto dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, fondato nel 1869, che oggi prende il nome da Edmund Mach, il suo primo direttore, per l’impulso che dette allo sviluppo della viticoltura nel Trentino,- nella ricostruzione post illosserica e che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento nella ricerca e nell’insegnamento vitivinicolo mondiale. Il Trentino è una regione quasi totalmente montuosa. a eccezion fatta per i fondovalli della pianura Rotaliana e della Vallagarina attraversate dal iume Adige e dai suoi a luenti. Dal punto di vista geologico i territori vitati mostrano una grande variabilità che è alla base dei fenomeno orogenetici che hanno portato alla nascita delle Alpi. Le rocce sono prevalentemente sedimentarie e lungo la valle dell’Adige si sono sviluppati grandi conoidi alluvionali proprio in corrispondenza dello sbocco di ogni valle laterale. La Valle di Cembra si caratterizza per la cosiddetta Piattaforma poririca, risultato di eruzioni vulcaniche sottomarine del Permiano. La provincia è stata soggetta al glacialismo quaternario che ha lasciato segni nella morfologia dei suoli e nei depositi glaciali. Il clima delle zone vitate può essere suddiviso in due grandi aree: la sub-mediterranea, che comprende la zona dell’Alto Garda e della bassa Valle del Sarca, la più mite di tutta la provincia e l’area sub-continentale, con un clima di transizione, tipico dei fondovalle, con inverni rigidi e nevosi-La viticoltura è limitata ai fondovalle e alle parti inferiori dei versanti alpini meglio esposti, anche se ultimamente si sta attuando un recupero di vecchie aree viticole abbandonate, a quote sempre più elevate.


I vitigni a confronto

Teroldego

Il riscontro documentali più “datato” risale al 1383, quando in un atto di compravendita di un terreno sono citate “due brente vin teroldego, fermentato e buono, da un podere recinto in località Marniga di Cognola”, vigneto della collina di Trento.Il Teroldego è in da allora sempre associato al Campo Rotaliano, come viene chiamato un territorio agricolo – neppure 400 ettari – nato dei sedimenti alluvionali trascinati a valle dall’impeto del torrente Noce, verso l’alveo del iume Adige.“Teroldego o Tiroldegho, ma anche Tiraldega, Tiroldela e Tiroldigo”, parola che contiene sia il termine germanofono “gold”, oro, ma pure la radice di “Tirol”; vino simbolo dell’identità culturale della zona, per secoli area di conine geopolitico. Il Teroldego presenta un proilo genetico originale. I marcatori molecolari indicano che il Teroldego è un fratello della Dureza (legame di 1° grado), mentre mostrano una relazione di 2° grado con il Syrah. Questo pedigree colloca il Teroldego nel quadro dei discendenti prossimi del Pinot nero. Da parte sua il Teroldego risulta genitore sia del Marzemino sia del Lagrein. Il vino del Teroldego presenta un colore rosso rubino intenso, aromi a nota fruttata, in cui prevalgono il lampone ed i frutti di bosco. Ben rappresentate anche le note speziate, come la liquirizia, che ne arricchiscono il proilo.E’ un vino di buona struttura, mediamente alcolico e leggermente tannico con una buona acidità. Adatto all’invecchiamento anche prolungato.

Marzemino

L’origine del vitigno è da attribuire, come testimoniano le ultime ricerche sul suo DNA, ad un’area culturale più vasta del Veneto, che comprende il Trentino ed il Friuli come dimostrano i legami parentali con il Refosco dal p.r. e con il Teroldego ed il Lagrein. Accompagna Venezia nella sua espansione militare e politica verso il Ducato di Milano ed arriva in Trentino, in Vallagarina nel XV secolo. Il mito del Marzemino dolce permane ino al termine della indipendenza della Repubblica, avvenuta il 17 ottobre del 1797 ed ironia della sorte,ne diviene il simbolo non più di potenza ma di decadenza. Il vitigno predilige climi piuttosto caldi e terreni calcareo-argillosi o basaltici con buona esposizione e riparati, ma non eccessivamente fertili. Presenta una notevole alternanza produttiva tra le annate.

Nosiola

Le origini di questo vitigno vanno ricercate in un vitigno coltivato nel Vallese chiamato Reze,antica varietà coltivata nell’Italia settentrionale ai tempi dei romani con il nome di Raetica di cui è una discendente. Era chiamata in passato Groppello bianco La prima citazione di uva Nosiola o Nosiola Gentile risale al 1825 ed è stata fatta da Giuseppe Acerbi, che la inserisce tra i vitigni coltivati nei dintorni di Trento. Il nome deriva dal colore dei tralci e dal sapore del vino che richiama quello della nocciola. La produzione è abbondante, ma irregolare ed essendo una vite con germogliamento precoce, è soggetta a danni da brinate primaverili. L’uva si presta all’appassimento in fruttaio. A nord del lago di Garda, l’uva è sottoposta ad appassimento sulle arele (graticci di canna),favorito anche dall’azione dell’Ora, vento che spira da sud per produrre il Vinsanto.