Gasometro, giù il velo
Il simbolo di un’Hera
negli scatti di Valsecchi

La rinascita del manufatto in 14 opere

BOLOGN

A QUATTORDICI scatti per ripercorrere la metamorfosi del gasometro e i lavori di bonifica e restauro promossi dal Gruppo Hera, proprietario dell’opera. È il cuore di Gasometro Man n.3, il progetto di Carlo Valsecchi in calendario dal 1° febbraio al 31 marzo nel salone degli Incamminati della Pinacoteca nazionale e sostenuto dalla multiutility. Al di fuori di ogni intento archeologico, il lavoro di Valsecchi presenta la struttura del gasometro come un organismo vivente in continua trasformazione e non come testimonianza inerte di un passato industriale. Il progetto si completa con il volume a cura di Luca Massimo Barbero, edito da Silvana Editoriale, che presenta la descrizione per immagini della rinascita di questo vero e proprio landmark del territorio bolognese.

L’OPERA di Valsecchi nasce da un dialogo continuo e diretto con i luoghi che di volta in volta affronta nei suoi progetti, siano essi architettura, un paesaggio urbano, l’industria pesante, l’industria altamente tecnologica, o l’infinito naturale. L’approccio analogico e geometrico-analitico nei confronti della fotografia di grande formato – un medium che contraddistingue tutta la produzione di Valsecchi –lo porta a scomporre e ricomporre il soggetto per restituirlo sotto una forma del tutto inedita. «Lavorare seguendo il principio analogico mi permette di liberarmi da qualsiasi vincolo con la realtà – spiega –. Una libertà assoluta che, senza mai mancare di rispetto alla realtà stessa, mi introduce in un mondo immaginario e fantastico dove posso prendere tutti gli elementi che ho di fronte e osservarli da angolature diverse, muoverli nello spazio cercando loro una “nuova” collocazione,letteralmente “spingerli” nella luce piena per cercare di ottenere solo quell’elemento che racchiude tutti gli elementi, ricercare la loro “luce propria” indipendentemente da quello che vedo illuminato, leggerli e rileggerli fino a comprenderne la natura di soggetto insita in essi». In funzione dal 1930, il gasometro viene utilizzato fino al 1984 per stoccare il gas usato in città. Alto 52 metri con un diametro di 30, è considerato un gioiello di architettura industriale nel cuore del capoluogo emiliano. L’ultimo forno per la distillazione del carbone è stato spento il 7 ottobre 1960 e per qualche anno sono stati usati i gasometri per lo stoccaggio del nuovo gas metano. Negli anni Ottanta, con l’introduzione di nuovi impianti di stoccaggio, il gasometro è stato definitivamente dismesso. «Quelle di Carlo Valsecchi non sono solo fotografie di architettura, sono immagini di un’architettura che diventa intima, che alla pura documentazione degli spazi sostituiscono il ritratto di una possibile interiorità, anche dell’animo umano – aggiunge Luca Massimo Barbero –. Negli spazi che Valsecchi ritrae, da un lato si percepisce il mistero più profondo e il fascino di questi luoghi, dall’altro si avverte, sottile seppur evidente, la sacralità della rappresentazione e la forza che questi luoghi portano con sé. Le immagini di Carlo Valsecchi colgono la dimensione utopica del tempo, che lega indissolubilmente questi giganti dell’architettura alla città e alla società».

Quando andare

La mostra è aperta gratuitamente al pubblico
da martedì a domenica, dalle 10 alle 19. Sabato 2
febbraio fino alle 23

«ABBIAMO voluto questa mostra – commenta Tomaso Tommasi di Vignano, presidente esecutivo del Gruppo Hera – per far emergere l’elemento distintivo del nostro intervento di recupero, che esula da una dimensione meramente conservativa e consegna alla città una struttura capace di interloquire attivamente con il suo paesaggio fisico ed emotivo. Un artista importante come Carlo Valsecchi – prosegue Tommasi – grazie anche alla sua esperienza a livello internazionale è stato capace di cogliere fino in fondo questo aspetto, consentendoci di rappresentare anche attraverso l’arte lo spirito con il quale ci mettiamo quotidianamente al servizio dei nostri territori di riferimento».


Quegli appunti di viaggio di Sironi

La mostra alla Galleria Cinquantasei. E in Fiera ci sono De Chirico e ‘amici’

BOLOGNA

LA GALLERIA d’Arte Cinquantasei si fa in due in questa edizione di Arte Fiera. Da una parte, infatti, c’è la presenza nel padiglione 26 nel quartiere fieristico. Dall’altra, nello spazio di via Mascarella 59/b si potrà continuare a visitare la mostra Appunti di viaggio. Piccoli studi di Mario Sironi dal 1915 al 1955. Altre opere di Sironi, poi si troveranno nello stand in fiera. L’allestimento nella galleria – inaugurato lo scorso dicembre – è composto da 60 opere, realizzate dal 1915 al 1955. Un repertorio prezioso, visto che l’80 per cento di quanto esposto è inedito.

NEL DETTAGLIO, si tratta di piccole opere personali: un taglio non comune, questo, che va sicuramente a colmare un vuoto, visto che la critica si è sempre soffermata di più sulla produzione del grande formato e del monumentale. E invece questa volta vedremo studi di pubblicità, di copertine e di grandi quadri, scorci di paesaggio e ritratti (di proporzioni ridotte) che vennero conservate dalla famiglia e catalogate. Inoltre, la mostra è anche l’occasione di vedere alcune delle opere preparatorie per i mosaici e gli affreschi della grande decorazione in cui Sironi eccelleva. La mostra e il ricco catalogo – realizzato da Edizioni Cinquantasei Bologna, a cura di Fabio Benzi e Andrea SironiStraußwald – propongono un’appassionante lettura del lavoro di un grande protagonista della storia dell’arte europea del ’900. Sironi, che nel 1913-1914 aderì al movimento futurista e successivamente fu protagonista del gruppo ‘Novecento’ di Margherita Sarfatti, non ebbe sempre vita facile con i critici italiani per la sua adesione al Fascismo.Ma le cose cambiano. «Sono molto contento – spiega il titolare della galleria Estemio Serri – perché il lavoro che stiamo facendo da tempo ha avuto successo. Dopo anni sono ricominciate le richieste di mostre all’estero. A fine febbraio, ad esempio, sarà inaugurata una mostra a Londra: abbiamo già promesso una sessantina di opere di Sironi». Ma la Galleria Cinquantasei è pronta anche per la Fiera. Lo farà con un ‘antipasto’ di una mostra in preparazione, intitolata De Chirico e il suo tempo. «Non ci sarà solo De Chirico – sottolinea Serri –, ma anche i suoi ‘amici’: una decina di artisti molto importanti. In uno stand come il nostro, potevamo proporne fino a sei e noi presenteremo anche opere di De Pisis e alcune introvabili di Guttuso: si tratta di quelle di realismo e socialismo che iniziò a fare prima del 1945, fino al 1952-53». Info: la mostra Appunti di viaggio. Piccoli studi di Mario Sironi dal 1915 al 1955 sarà aperta fino al 28 febbraio. ð 051250885 -3356066009- info@galleria56.it