Da Canterbury a Roma sulle orme di Sigerico

Verso l’anno Mille era la via obbligata per chiunque da Roma voleva spingersi verso il Nord Europa: Sigerico, nel 990, nominato dal Papa arcivescovo di Canterbury fu il primo che la percorse mentre oggi sono migliaia i pellegrini che decidono di affrontarla il più delle volte percorrendo solo parte dei 2300 chilometri totali

Nel primo millennio non esistevano alternative e se da Roma si doveva raggiungere la Gran Bretagna si doveva seguire un esile ilo che attraversa tutta le penisola partendo dal centro Italia e poi, superate le Alpi, ancora verso Nord ino alle coste della Normandia e oltre il Canale della Manica. È la Via Francigena, non più l’unica via, ma che ancora possiede un carattere di unicità essendo la sola percorribile a piedi. E se oggi ci muoviamo sulle orme di Sigerico, che nel 990 dalla città eterna raggiunse Canterbury essendone diventato l’Arcivescovo, lo dobbiamo anche ai mesi particolari che stiamo vivendo. Molti di coloro che non avrebbero mai immaginato di andare a percorrere chilometri e chilometri in luoghi ameni oggi, obbligati a dover vincere le più recondite resistenze, si stanno ricredendo. Ed è per questo che a rontare la Francigena, o almeno un tratto dei 2300 chilometri che separano Canterbury da Roma, è diventato un obiettivo assai di uso. Per una domenica diversa o per una boccata d’aria buona, senza contare chi spinto dalla propria spiritualità ama ritrovarsi in luoghi di devozione, di preghiera e di rilessione anche per periodi più sostanziosi. Ai soliti che hanno fatto della viandanza una passione da praticare non appena il lavoro lo rende possibile si è aggiunto un piccolo esercito di appassionati. Molti di loro, com’è ovvio che sia, hanno iniziato a mettersi alla prova nei sentieri di cui l’Italia è piena, moltissimi dei qual segnalati dal Cai. Strade nel verde che dalle nostre città ci portano a contatto diretto con la natura, Per questo oltre a proporre alcune tappe nella versione originale della Via Francigena, abbiamo aggiunto altre vie che si collegano alla Francigena: il cammino di San Francesco fra Marche, Romagna e Umbria, la Via Lauretana che da Loreto si congiunge alla Francigena e inine in Sicilia la Magna via Francigena, da Palermo ad Agrigento ino a Messina. Un suggerimento, non uno strumento, un modo per suggerire che è il miglior momento per diventare viandanti per caso.


UN CONSIGLIO

Sul sito dell’Aevf (viefrancigene. org) è possibile scaricare la traccia Gps di ogni tappa

di Enrico Barbetti

Nell’Europa di Sigerico, al tramonto del primo millennio, non c’erano autostrade, ferrovie e viadotti, grandi foreste coprivano il cuore del continente, oscuro e pieno di pericoli. Eppure, ancora oggi, 50mila persone ogni anno seguono le sue orme, incamminandosi sull’itinerario in 80 tappe percorso dall’Arcivescovo di Canterbury nel 990 per giungere nell’odierna Gran Bretagna da Roma, dopo avere ricevuto la sua investitura dal Papa. Il diario di viaggio di Sigerico, con l’indicazione dei posti tappa, è il documento su cui si fonda l’odierna Via Francigena, un corridoio transnazionale che cuce l’Europa da Nord a Sud. Da rotta dei pellegrini diretti nella capitale della cristianità, è divenuta nei secoli una rotta commerciale e, inine, un cammino con una fortissima impronta culturale, che a ascina e conquista sempre più persone.
La sua lunghezza è di 2.300 chilometri da Canterbury a San Pietro, a cui vanno aggiunti i 900 da Roma a Santa Maria di Leuca, tanti quanti ne percorrevano i pellegrini che proseguivano la marcia verso i porti del Salento, da cui si imbarcavano per la Terra Santa. “Arriviamo quindi a 3.200 chilometri per un totale di 148 tappe”, sottolinea Luca Bruschi, camminatore contemporaneo e direttore dell’Associazione europea delle Vie Francigene, l’organismo individuato dal Consiglio d’Europa per la promozione del cammino come valore culturale, identitario e, perché no, turistico. “In Italia le tappe sono 90 _ aggiunge _ corrispondenti a tre mesi di cammino, lunghe fra i 20 e i 30 chilometri. Dei 50mila ‘pellegrini’ che hanno camminato lo scorso anno sulla Via Francigena, la maggior parte si muove in Italia e, di questi, oltre la metà in Toscana, regione che ha investito su questo progetto”.
Il termine ‘investimento’ si riferisce al fatto che ogni frequentatore cammina in media 7-8 giorni, percorrendone un tratto ogni anno e spendendo dai 45 ai 65 euro al giorno: la ricaduta economica sul territorio è stimata in 20 milioni di euro. Una credenziale, o ‘passaporto del pellegrino’, permette ai camminatori di ottenere agevolazioni nelle strutture di accoglienza lungo l’itinerario e i timbri impressi sul documento nelle varie tappe testimonieranno i chilometri percorsi. Nel 2019, spiega ancora Bruschi, “noi abbiamo distribuito 19mila credenziali”. Sul sito dell’Aevf è anche possibile scaricare la traccia Gps di ogni tappa, un vantaggio che certo Giserico non aveva; una persona su quattro sceglie di muoversi in bicicletta, altro strumento che nel 990 non era ancora stato inventato, e la motivazione religiosa del pellegrinaggio è ormai decisiva solo per il 12% delle persone.
Oggi si cammina per viaggiare, vedere, scoprire e, come si suol dire, conoscere sé stessi. Allora, si può cominciare facendo il primo passo: “Certamente non è un itinerario di icile, ma per camminare 20-30 chilometri al giorno occorre essere allenati – ammonisce il pellegrino Bruschi -. Il mio consiglio è di godere di tutto ciò che il cammino può o rire al viandante, in termini di scoperta di quell’Italia cosiddetta minore che spesso dimentichiamo. E poi, partire con leggerezza”.

TOP 5 DELLA VIA FRANCIGENA

1
SANTUARIO
CON VISTA

Sul monte della Verna, in provincia di Arezzo, il grande complesso francescano dall’alto domina il territorio toscano

2
A PIETRASANTA
LE OPERE DI BOTERO

L’artista colombiano ha trasformato la città toscana di Pietrasanta nel suo laboratorio a cielo aperto

3
IL VOLTO DEL GRANDE
RAFFAELLO

In un a resco nella Pieve di Sant’Ippolito ad Asciano un autoritratto di Ra aello

4
LE STATUE
STELE

Nell’imponente castello di Pontremoli le Statue Stele, igure umane in forme astratte

5
CARONTE
SUL PO

A Soprarivo Danilo Parisi accompagna i pellegrini da una sponda all’altra del Po


LUNGO IL TICINO E AL DI LÀ DEL PO

La Francigena attraversa la provincia Pavese e attraversata l’antica capitale Longobarda si spinge verso Lodi e Piacenza

di Chiara Pozzati

Un’avventura on the road per un viaggio fuori e dentro sé. Che sia un pellegrinaggio, una ricerca o semplicemente la caccia a pace e panorami da cartolina, nessuno resta immune al fascino della Via Francigena in Lombardia.
Qui il percorso non tocca la caotica Milano, ma centra in pieno una delle province più ricche di storia e di cultura: Pavia. Proprio il tratto pavese è una delle tappe più spettacolari della prima frazione del cammino. Ma già prima che l’antica capitale Longobarda si sveli in tutte le sue sfaccettature, ti accolgono le campagne della bassa e quei placidi borghi poco conosciuti dal fascino intramontabile. Il tutto mixato all’accoglienza più autentica: quella che incontri direttamente lungo il cammino.
Macinare chilometri verso Pavia consente di ammirare da vicino le rive del Ticino: il iume è il più fedele compagno di viaggio e non di rado accoglie i viandanti per lunghi bagni meditativi o refrigeranti. Dal Ponte Coperto, poi, si cambia passo: il ritmo lento della campagna lascia spazio alla città dall’animo giovane e la tradizione antica. Tra gli imperdibili spiccano Castello Visconteo e la chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro che accoglie le spoglie di Sant’Agostino. La tappa successiva, da Pavia a Santa Cristina (28 chilometri, 7 ore circa), solca la bassa pavese, passando dalla piccola chiesa di San Giacomo alla Cerreta (particolarmente preziosa per gli a reschi e per la quattrocentesca statua lignea di San Giacomo in abiti da pellegrino) e dal borgo di Belgioioso, rinomato per l’elegante castello eretto da Galeazzo II Visconti nel ‘300, poi più volte rimaneggiato.
Da Santa Cristina a Orio Litta, lo sguardo viene catturato dai vigneti della collina di San Colombano e, attraversato il centro di Miradolo Terme, svetta il Castello di Chignolo Po. Attraversato il Lambro si entra in territorio Lodigiano, dove il percorso segue dapprima l’argine del iume e poi le “arginelle” delle risaie ino a Orio Litta. Pochi passi ancora e si raggiunge Guado di Sigerico, il “Transitum Padi”, dove si traghetta sull’altra sponda in località Soprarivo.
Dopo un breve tratto sull’argine del Po, si imboccano i rettilinei su strade provinciali che portano direttamente a Ponte Trebbia. Oltre il iume una corsia ciclopedonale conduce alle porte di Piacenza. Da non perdere è la famosa Basilica, con la sua speciale torre ottagonale: varcata la porta del Paradiso, ci si perde tra gli interni romanici e un ciclo di a reschi del 1600.


FRANCIGENA

In bici si può

Non solo a piedi, ma anche sulle due ruote. Un viaggio quello sulla via Francigena che accoglie ciurme di viandanti, ma anche di ciclisti. Sono tanti gli itinerari riservati agli appassionati di mountain bike che a rontano i percorsi riservati ai pellegrini in bici. Un viaggio che consente di scoprire diverse anime dell’Italia: i tranquilli ritmi delle cittadine di provincia, l’aria frizzante dei villaggi racchiusi tra i monti e il fascino della fertile pianura del Po. Per informazioni: tel. +39 015 9526592 o info@sloways.eu – www.sloways.eu


IL PERSONAGGIO

Il traghetto di Caronte

Il Caronte della Francigena: da oltre vent’anni traghetta di pellegrini. Si chiama Danilo Parisi, soprannominato il Caronte della Francigena, che da 20 anni traghetta i pellegrini sull’altra sponda in località Soprarivo (risponde a questo numero 0523771607, tutti i giorni dell’anno). Naturalmente si tratta di un servizio su prenotazione. Questa traversata è u icializzata dall’Associazione Europea delle Vie Francigene ed è inserita nelle guide u iciali.


FIDENZA

Scoprire Benedetto Antelami

Si chiama Antelami a Fidenza. Rivivere la passio di San Donnino il “viaggio” che la Diocesi di Fidenza promuove in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 per valorizzare i luoghi e le opere di Benedetto Antelami in città. La Cattedrale di Fidenza (all’epoca la città si chiamava Borgo San Donnino) ha sulla sua facciata un singolare e ricchissimo patrimonio iconograico attribuito proprio allo scultore Antelami e alla sua o icina.

Per informazioni contattare
331 7468896 oppure museodelduomo@diocesifidenza.it


PIACENZA

Pisarei e fasò

Trattorie, coppa, pisarei e fasò: tutto il gusto di Piacenza a un passo dalla via Francigena. Per ritemprare (non solo) lo spirito, sono tante le antiche osterie piacentine che accolgono i viandanti dalla Lombardia. Un viaggio nelle eccellenze di un territorio che sa stupire anche i palati più scettici e a portata di tutti. Oltre ai salumi, re della tavola piacentina, è particolarmente gustosa l’antica ricetta dei pisarei e fasò.