Dalla Città dei Sassi al cuore della Basilicata è la natura la vera protagonista

Una terra selvaggia e maestosa che detta tempi e modi di essere Sin dai tempi della Magna Grecia considerata zona ideale per i vigneti già sapientemente coltivati dalle popolazioni locali

Uno spicchio di terra, un piccolo gioiello incastonato fra il mare e gli ultimi rilievi della dorsale appenninica. Benvenuti in Basilicata che un tempo lontano, quando vi approdarono i greci eubei, era Enotria, dal nome greco del palo di legno (oinotron) che le popolazioni locali usavano per sostenere la vite. Una lezione ben presto appresa e adottata per le loro coltivazioni dai greci che ino a quel giorno lasciavano sviluppare la vite strisciante al suolo. In questa terra antica che unisce il fascino dei luoghi alla ricchezza dei frutti del territorio, a partire dalle uve dell’Aglianico e del Primitivo, è dolce spingersi lasciandosi guidare dalla luce e dai profumi. Dalle chiese iniorate e i campanili sospesi nel cielo di Matera, capitale Unesco della cultura per tutto il 2019, alla lora e alla fauna del Parco della Murgia tutto invita a una fuga dalla realtà, dal nostro quotidiano. E la dolente bellezza – parafrasando Carlo Levi – della città dei sassi si accompagna alla maestosa importanza di una natura ancora selvaggia, matrimonio che si riassume nella spettacolare chiesa rupestre della Madonna dell’Idris, una propaggine della montagna che si a accia dalla roccia. Verso l’interno le riserve naturali, i parchi, le oasi protette della Basilicata ma anche le terre sapientemente coltivate sono un caratteristico intreccio tra natura e cultura. Quella che si avverte anche nei piccoli tesori dell’artigianato locale, dai presepi in terracotta alla lavorazione del ferro battuto, che racconta di mestieri tramandati di padre in iglio da molte generazioni. Un itinerario a ascinante e misterioso, il miglior modo per iniziare la nostra avventura attraverso i tesori del nostro Paese.


UNA TERRA TRA IL MARE E IL CIELO

A differenza di quanto accade in altri luoghi diventati patrimonio Unesco e il numero crescente di turisti, Matera e la Basilicata non hanno perso il loro fascino. L’atmosfera è la stessa di sempre, silenziosa e affascinante

Alba di luce e terra vera, dolcemente estrema. Se arrivate in Basilicata in auto penetrerete l’inconscio. Siete in una delle ultime regioni vergini d’Italia, dove l’uomo non lascia traccia perché l’orizzonte se le beve. Non è l’uomo che abita questa terra, ma la terra che abita l’uomo. Terra gialla, nera, rossa, terra di fatica e di solitudine aspra e dolce, cupa e lucente, tutto un avvicendarsi di sensazioni schiacciate sotto un cielo immenso come le pianure che portano a Matera.
Avvicinatevi alla capitale della cultura con prudenza. Usate il silenzio come chiave per entrare nelle porte della città e mangiarla con gli occhi, in quell’incedere di pietra primordiale che vi riporta all’essenza. Alla durezza della vita, alla sua intimità, al calore freddo delle grotte in cui ancora oggi potete abitare, riposare, mangiare, proprio come facevano i materani un secolo fa, quando questi erano considerati luoghi fuori dal mondo, oltre il mondo. A acciatevi alle cisterne antiche, ne ricaverete un senso di vertigine insoluta. L’eco è buia, cupa, opprimente. Come penetrare nelle viscere della città, nelle sue vene un tempo abitate dall’acqua, oggi gonie di silenzio che iotta in strada per generare un senso di compiuto abbandono. Di resa.
Camminate Matera. Arrampicatevi per le pietre divenute gradini, ino alle chiese iniorate, ai campanili sospesi nell’aria, quasi stalagmiti di nuvole se li guardate dal basso, in prospettiva. Bussate anche alle case. Vi risponderanno ancora, i materani, come una volta, sillabando qualche utile informazione per capire meglio che lì, nonostante tutto, nonostante si siano accesi i fari dell’Unesco, tutto è miracolosamente intatto e sospeso. Viene da vivere la Casa Grotta di Vico Solitario, con mobili e utensili artigianali d’epoca. E viene da bere con gli occhi la cattedrale bianca, candida, oppure gli a reschi del XIII secolo delle chiese rupestri come Santa Lucia alle Malve.
C’è del turismo, a Matera, vero, ma anche dentro la convenzione trovate il sangue di questa terra, come all’enoteca «Perbacco» dove avete declinato nella varie accezioni l’Aglianico che scorre nelle vene della pietra, o il Primitivo: vini pieni. Il Parco della Murgia resta una esperienza ancestrale, una fuga dalla realtà, la via di uscita verso il respiro libero. Usciti dalla città, troverete, d’estate, il giallo che abbaglia che, visto dall’oasi dell’agriturismo Orto di Lucania, vi sembrerà un quadro di Van Gogh: campi di grano su campi di grano, tra piane e valli e piane e ancora valli, puntellate da pietre arse di casolari abbandonati. Sorsi vitali di natura vera, dove le tracce dell’uomo non si odono, né si vedono, perse nell’ininito che conluisce al cielo ino a divenire linea bianca dell’orizzonte.


TOP 5 DEL MATERANO

1

LA CASA GROTTA

A Matera la casa Grotta, ora museo, restituisce uno spaccato di vita familiare di un nucleo numeroso, con oggetti e spazi condivisi con gli animali, che erano risorsa e riscaldamento naturale. Da contemporanei non si può che ammirare la semplicità sapiente che governa il luogo e comprendere la resistenza che la popolazione fece al trasferimento nei nuovi moduli abitativi, che si impose anche per motivi igienico sanitari

2

I TESORI DEL BORGO

Nel borgo di Miglionico, un piccolissimo paese, sono custodite due meraviglie come il Castello del Malconsiglio e la Chiesa Madre, che conserva un prezioso crociisso ligneo seicentesco, nel quale Cristo è rappresentato in modo realistico nel momento della morte in croce

3

UN PEPERONE INDIMENTICABILE

Il Peperone di Senise IGP, di colore vinaccia, polpa sottile e ridotte dimensioni, è perfetto per l’essicazione: si presenta perlopiù in serte, le collane in ilo di cotone di 2 metri di lunghezza, di peperoni essiccati

4

UN VERO VIAGGIO NELLA PREISTORIA

All’interno del Parco della Murgia Materana sorgono i resti di antichi villaggi neolitici

5

IL PANE È ARTE

Tra i prodotti tipici da non perdere il pane che ogni giorno si sforna a Matera