FINO A METÀ APRILE IL PERIODO DI ’INCUBAZIONE’ SUGLI ALBERI

Gita fuoriporta? Attenti alle processionarie

Nel passaggio da bruco a farfalla, questi insetti producono una peluria che causa gravi danni a cani e gatti

di Gloria Ciabattoni

Sono pericolose per l’uomo, ma per cani e gatti possono essere addirittura letali: sono le processionarie, insetti della famiglia dei lepidotteri. Ve ne sono una quarantina di specie, in Italia tra le più diffuse c’è quella che fa il nido sul pino (Thaumetopoea pityocampa), mentre le processionarie delle querce sono più diffuse nell’Europa settentrionale. Tra metà gennaio e metà aprile sugli alberi si possono vedere i loro nidi, una sorta di grossi batuffoli bianchi che vanno rimossi e bruciati e, nel caso non bastasse, occorre rivolgersi a ditte specializzate che interverranno con trattamenti appositi. Nei parchi pubblici provvede il Comune, nelle aree private sono tenuti a farlo i proprietari. Se ciò non avviene, tra febbraio e maggio i bruchi scendono dall’albero per incrisalidarsi nel terreno a pochi centimetri di profondità. In estate escono e diventano farfalle. Le femmine depongono sui rami del pino le uova che poi verso agosto-settembre si schiudono, e nascono nuove larve. Fino a primavera passano l’inverno nel loro nido, poi lo lasciano ed è in questa fase che sono pericolose. Camminano le une dietro le altre (da qui il termine processionarie), sono lunghe 4-5 centimetri, con peli urticanti (possono arrivare a 600.000) che terminano con piccolissimi ganci. Quando tira vento, questi peli possono venire trasportati anche molto lontano, mantenendo il loro potere urticante. Se si depositano sulla nostra pelle, provocano arrossamenti e irritazioni anche dolorose, che fanno prurito (nei casi più gravi si può arrivare allo shock anafilattico) e che andranno curate con cortisonici e antistaminici. Se i cani, ma anche i gatti, entrano in contatto con i peli della processionaria, bisognerà lavare dove è avvenuto il contagio, e poi rivolgersi al veterinario: anche gli animali possono avere uno shock anafilattico, e i tessuti entrati in contato coi peli urticanti possono diventare necrotici. Inalare i peli della processionaria può causare allergie alle vie respiratorie, e se c’è un contatto con gli occhi si rischia la congiuntivite. Ma il pericolo maggiore deriva dall’ingestione di questi peli, che può essere letale per l’animale: il contatto con le mucose provoca una grave infiammazione in bocca, che può arrivare all’esofago e allo stomaco, distruggendo le cellule. I sintomi? Vomito, febbre, debolezza, bava dovuta alla salivazione eccessiva, e gonfiore della lingua, che può portare al soffocamento o alla necrosi dei tessuti entrati in contatto coi peli urticanti (il cane ci può rimettere un pezzetto di lingua). In questi casi bisogna portare il cane immediatamente dal veterinario, che somministrerà antidolorifici, antinfiammatori e antibiotici. Caldo, coccole e carezze aiuteranno nella guarigione.


UNO STUDIO ITALO-FRANCESE

Due proteine difendono le piante
dall’eccesso di luce solare

La ricerca apre la strada a nuove strategie per adattare le colture ai cambiamenti climatici

Uno studio delle Università di Pisa e Nantes ha identificato uno dei meccanismi molecolari con cui le piante si proteggono dall’eccessiva esposizione solare, trasformando l’energia in calore. I ricercatori hanno dimostrato che le proteine ‘antenne’ utilizzano una coppia di particolari pigmenti, una clorofilla ed un derivato del carotene, detto luteina. È quest’ultimo che, donando un elettrone alla clorofilla, ‘spegne’ velocemente il suo stato elettronico eccitato e quindi dissipa l’energia sotto forma di calore. Generando campi elettrici e modificando impercettibilmente le posizioni dei pigmenti, le proteine riescono ad attivare o a disattivare tale meccanismo, lasciando catturare ai pigmenti tutta l’energia disponibile. La ricerca apre la strada a nuove strategie genetiche per adattare le piante ad ambienti sfavorevoli e per ottimizzare la produttività anche in risposta ai cambiamenti climatici.


RICERCA MADE IN USA

Il finger food ha una ragione scientifica:
mangiare con le mani dà più gusto al cibo

Mangiare con le mani dà al cibo un sapore migliore a ciò che ingeriamo, ma potrebbe essere la causa di un aumento di peso corporeo, perché ’spinge’ a mangiare di più: è quanto emerge da uno studio dei ricercatori della Stevens University di New York, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Retailing. Essere in grado di toccare fisicamente il cibo potrebbe migliorare le percezioni sensoriali del cervello, e anche prima che il cibo raggiunga la bocca, le percezioni tattili aumenterebbero la soddisfazione della masticazione, spingendo l’encefalo a ritenere il cibo più gustoso di quanto accade usando le posate. Questo effetto sarebbe presente però solo nelle persone abituate a controllare la propria alimentazione, mentre chi di solito mangia ciò che desidera non riscontrerebbe cambiamenti o miglioramenti nel sapore degli alimenti. Gli studiosi hanno condotto la ricerca coinvolgendo 45 volontari, chiedendo loro di mangiare un determinato tipo di formaggio. Metà dei partecipanti aveva a disposizione dei bastoncini da cocktail, mentre i restanti hanno utilizzato le dita. I partecipanti attenti alla propria alimentazione hanno giudicato il formaggio più gustoso quando lo tenevano in mano.


L’INIZIATIVA

Donne e benessere, una rete per valorizzare talento e leadership

Ricercatrici e manager riunite in rete, nasce su queste premesse «Women Network in HealthCare», gruppo di donne leader nel contesto benessere salute, una iniziativa concepita per realizzare progetti sulla leadership al femminile. «Oggi viene premiato chi ha qualità inclini alle donne come tenacia, determinazione, empatia, capacità multiruolo ovvero multitasking, che si rivelano oggi essere più adatte ai ruoli guida – ha osservato Michele Perrino, Medtronic Italia, in tema di quote rosa – per questo punteremo alla valorizzazione del talento femminile». Secondo dati Oms, nel settore benessere salute le donne rappresentano il 70% della forza lavoro, tuttavia solo il 25% di queste riveste posizioni di leadership. L’obiettivo è di costruire una rete di leader al femminile per implementare un programma di iniziative volte a favorire lo sviluppo e la crescita delle opportunità nel settore Healthcare, affiancandosi alle realtà e iniziative già esistenti e agevolandone lo sviluppo di nuove.


GLI ESPERTI

Fake news e diabete, illusione pericolosa

Le fake news possono indurre i pazienti diabetici a diete o terapie alternative che possono mettere in serio pericolo la salute delle persone con diabete. L’allarme che arriva da Associazione Medici Diabetologi (AMD) e Società Italiana di Diabetologia (SID) che invitano i pazienti alla prudenza. Il diabete, al pari di altre condizioni croniche, come l’ipertensione e l’ipercolesterolemia si può trattare e tenere a bada, proteggendosi, così, anche dalle conseguenze di una glicemia fuori controllo (concentrazione di zucchero nel sangue non ben gestita, che può sfociare in pericolosi picchi glicemici) e dalle tante complicanze. L’attività fisica e l’alimentazione, ricordano gli esperti, sono colonne portanti della gestione del diabete e possono fare la differenza, insieme alle terapie, tra un diabete ben gestito e uno fortemente scompensato.