LEOPARDI, LOTTO E GLI ALTRI

Recanati è una meta imprescindibile, come d’altronde lo sono le città che il pittore toccò nel corso degli anni

Tra arte, storia, religiosità e poesia, un tour dedicato alle opere di Lorenzo Lotto nelle Marche può far scoprire ininite bellezze. Questa regione è anche la terra di Giacomo Leopardi e proprio il 2019 è l’anno in cui ricorre il bicentenario dal componimento di una delle sue più celebri poesie: L’Ininito. Tra mostre e eventi dedicati, il connubio arte e poesia porterà i visitatori in un territorio magico in cui la parola d’ordine è senz’altro il viver bene. Per Lorenzo Lotto le Marche sono state la sua casa, essenziali nella sua vita e nella sua formazione come pittore. Nato nella laguna più bella al mondo, Venezia, non ha però esitato a lasciarla per questi luoghi incantevoli dove, precisamente a Loreto, è morto nel 1556. Fra il 1533 e il 1539 Lotto operò fra Ancona, Jesi, Loreto, Recanati e anche nell’entroterra maceratese (Cingoli, Mogliano, Monte San Giusto). È dunque d’obbligo una tappa a Recanati dove i visitatori potranno lasciarsi incantare dal “San Vincenzo Ferrer in gloria”, un a resco (l’unico nelle Marche del Lotto) adattato a pala d’altare per la chiesa gotica di San Domenico, per poi lasciarsi incantare dalla città leopardiana ripercorrendo le vie e passeggiando fra le piazze che hanno ispirato l’opera del poeta. L’ediicio più visitato è sicuramente la casa di Leopardi insieme alla Piazza del sabato del villaggio e al Colle dell’Ininito che hanno ispirato due delle poesie più famose del poeta marchigiano. Da vedere anche il Museo Colloredo Mels e il Museo Beniamino Gigli, la cattedrale di San Flaviano e le chiese di San Domenico e Sant’Agostino. Da Recanati ad Ancona il passo è breve. Il suo nome, derivante dal greco “Ankon”, che vuol dire gomito, racconta di una città che sorge in un promontorio, l’unica in cui è possibile ammirare sia l’alba che il tramonto sul mare. Qui l’unica opera lottesca è l’ “Assunta”, conservata a San Francesco alle Scale, una chiesa dal notevole e etto scenogra ico, in cima ad una gradinata, costruita nel 1323. Cinque opere del maestro veneziano si trovano invece nella Pinacoteca Civica di Jesi, città natale di Federico II di Svevia e patria del Verdicchio dei Castelli di Jesi e della scherma. L’ultima città lottesca, non certo per importanza, è Loreto dove il maestro veneziano scelse di attendere la morte. Per ammirare le opere del Lotto si visiti il Museo Antico tesoro Santa Casa dove ne sono custodite ben sei.


CASA LEOPARDI

Per le vie del villaggio

Nel visitare questo grazioso borgo, che è uno dei più belli d’Italia, è impossibile non seguire le vie che hanno ispirato Giacomo Leopardi nel componimento delle sue opere. Peraltro, nel 2019, L’In- inito compie 200 anni e a questa ricorrenza sono dedicate diverse iniziative. L’ediicio più visitato è la casa di Leopardi insieme al Colle dell’Ininito. Consigliata anche una visita al Museo Colloredo Mels e al Museo Beniamino Gigli.


LORETO

Tesori d’arte e spiritualità

Fra spiritualità e arte, una visita a Loreto incanterà senz’altro ogni genere di visitatore. Meta di pellegrinaggi, è un gioiello tutto da scoprire a partire dalla Chiesa della Banderuola. Si tratta di un luogo insolito e che in pochi conoscono ed è la prima chiesa che ospitò la Santa Casa di Nazareth. Da lì volendo si può proseguire anche in bicicletta visto che la zona è collegata alla città dalla pista ciclabile. Si arriva ino alla Scala Santa, 330 gradini che i pellegrini a rontano per puriicarsi e da lì, per Porta Marina si arriva ino alla Basilica. Dopo aver visitato l’interno è consigliato anche un tour dei Camminamenti della Ronda. D’obbligo un passaggio al Museo della Santa Casa dove sono custodite le opere del Lotto.


SAN CIRIACO, ANCONA

Dal Duomo il panorama

Ancona: dal Duomo di San Ciriaco si può certamente ammirare la vista più suggestiva della città. Qui dentro è anche conservata una statua miracolosa della Madonna, oggetto di grande venerazione da parte dei cittadini. Pare infatti che questa abbia più volte risollevato Ancona da sorti nefaste. Da qui si scende fra le vie della cittadina dorica visitando piazza del Plebiscito dove, in una fontana, ci sono decorazioni che ricordano le teste mozzate degli anconetani nei secoli scorsi.


GENGA (ANCONA)

Le grotte più grandi d’Europa

Già che siete nella provincia di Ancona, che ne dite di un salto alle Grotte di Frasassi? Si trovano nel Comune di Genga e sono una vera e propria meraviglia della natura. 190 milioni di anni di strati icazioni calcaree hanno dato vita a stalattiti e stalagmiti spettacolari. L’atmosfera è iabesca e sono considerate fra le più belle e grandi d’Europa. È una sorta di universo parallelo a cui vale la pena dedicare una giornata.

Grotte di Frasassi
Orari: ogni ora dalle 10
alle 12 e alle 14,30, 16 e 17
www.frasassi.com


CAPPA, SPADA E UN BUON VERDICCHIO

Jesi rappresenta una delle tappe più importanti, scrigno di storia e arte e patria del Verdicchio dei Castelli di Jesi e della scherma. La sua cinta muraria è fra le meglio conservate della Regione e una passeggiata alla scoperta delle antiche mura è un must per i visitatori. All’interno c’è la celebre piazza dove nacque Federico II di Svevia. Il tour prosegue con Piazza Colocci e il Palazzo della Signoria nonché la Casa Museo Colocci-Vespucci e Palazzo Bisaccioni.


MANI E PIEDI
DI ALTA QUALITÀ

di Lucia Gentili

Gri ate, di eccelsa fattura e anche a buon prezzo: gli outlet nella zona di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno sono il meglio

«Ci sono due cose di cui non ne hai mai abbastanza. Buoni amici e buone scarpe», diceva Carrie Bradshaw, al secolo Sarah Jessica Parker, in Sex & the City. Decollété, tacchi a spillo, sandali gioiello, ma anche sneakers, mocassini e modelli “alla francescana”, restano l’oggetto del desiderio delle donne e, negli ultimi tempi, pure degli uomini. Soprattutto quando le scarpe sono gri ate, di alta qualità e a buon prezzo. Non è un sogno, ma la realtà dello shopping tour negli outlet tra le province di Macerata, Fermo e Ascoli. È la valle dell’Eden delle calzature, nonché il più grande distretto italiano del settore. La maggiore concentrazione di spacci aziendali si trova nella zona compresa tra Montegranaro, Civitanova, Monte San Giusto, Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare. Qui brand del made in Italy di lusso come Tod’s, Cesare Paciotti, Fabi, Rossi, Santoni, Nero Giardini, Docksteps, Loriblu, Prada hanno anche lo stabilimento di produzione. Una tappa issa degli shoes-lovers è la frazione Casette d’Ete di Sant’Elpidio a Mare, culla della Tod’s. L’outlet si trova in un’ala dello stabilimento che produce anche i marchi Hogan, Fay e Roger Vivier. L’impero di Diego Della Valle si estende su una supericie di 25.000 metri quadri divisi su due piani, dove sorgono modernissimi ediici in vetro e acciaio circondati da spazi verdi. A pochi metri c’è il Brand Village “Il castagno”, che ospita più aziende leader della calzatura hand made. A Montegranaro sorge la prima fabbrica-giardino del Gruppo Prada. Gli specialisti per i bambini lavorano a Monte Urano e Monte San Giusto (qui c’è l’azienda Zecchino d’Oro, le cui sneakers sono state indossate da Leoncino, il iglio dei Ferragnez). Dai piedi si passa all’“intelligenza delle mani” a Tolentino, regno della pelletteria; la grande esperienza degli artigiani della pelle e del cuoio, nota in dal ‘400, è posta oggi al servizio sia dell’industria dei mobili (come Poltrona Frau) sia della moda, per borse e accessori. E, sempre nel maceratese, non mancano delle chicche. Basti pensare alla Bottega di Lucina, a Urbisaglia, che ha come musa l’antica Roma: crea in base ad una ricerca storica sulle calzature delle grandi civiltà, in particolare il grande Impero romano. Unica nel suo genere anche la linea animal free “Be Veggie”, che “sforna” scarpe vegane e sostenibili in legno di ciliegio e sughero, con il punto vendita a Loro Piceno. Tradizione e innovazione si rincorrono.


A MONTAPPONE

Cappelli di fama planetaria

In questo caso il cappellaio non è matto. A Montappone, il distretto dei cappelli più importante d’Europa e di fama mondiale, tanti artigiani continuano a produrre il famoso cappello “della mietitura”, un prodotto realizzato interamente a mano avvalendosi della paglia “jervicella”, particolare tipo di grano tipico delle colline del fermano. E l’azienda Sorbatti, dal 1922 e tre generazioni, porta avanti la tradizione di famiglia.


Una fede per dire sì

Dall’idea alla realizzazione. L’ore iceria Qirât di Jesi, in una via conosciuta del centro storico come “via degli oreici”, nasconde nel retro il laboratorio storico, in attività dal 1985. Tutte le creazioni sono prodotti artigianali: da un bozzetto gra- ico realizzato a mano prende vita l’idea iniziale, che acquisisce forma con la lavorazione e initura del monile.


VIMINI, CORDA E GIUNCO

Il maestro dell’intreccio

L’arte dell’intreccio si impara a Mogliano, borgo incastonato tra i colli maceratesi. Vimini, corda, giunco, pelle e metalli sono pazientemente lavorati, in un connubio tra sperimentazione e artigianalità. Il progetto “Bottega Intreccio” infatti nasce dalla volontà di un distretto produttivo, riconosciuto come eccellenza, di trasferire il proprio patrimonio culturale a giovani generazioni di “artigiani intrecciatori”. Dal 2014 la scuola di intreccio Carteca.


L’ARTE DI OFFIDA

Merletti che passione

A O ida c’è un gruppo di donne con la passione del merletto a tombolo, un pizzo fatto a mano. Passeggiando per le vie del centro medioevale, specie in estate, si avverte un ritmico e continuo crepitio, una sorta di musica prodotta da invisibili strumenti: sono i tanti fuselli di legno che le agili mani delle “merlettaie” muovono con costanza e abilità. Le o idane si sono costituite in un’associazione per promuovere e valorizzare quest’arte.


UN GIORNO PER PERDERSI A VENEZIA

di Martina Strazzari

In una città che si specchia sull’acqua, spesso la bellezza si duplica. Eppure parte del fascino della città del doge continua a essere il suo segreto

«Questa è la città dell’occhio: le altre facoltà vengono in seconda linea». Così scriveva Iosif Brodskij, il poeta russo innamorato di Venezia, in una delle sue commoventi dichiarazione d’amore alla città. E aveva ragione. Eppure tra vedere e guardare c’è di mezzo, se non proprio il mare, almeno un paio di canali. La vista – la prima, appena arrivati – è quella impietosa della stazione, le bancarelle, le ile chiassose per i vaporetti, turisti con le valige che scattano foto ai loro simili. Scenderanno a San Marco per la foto di rito coi piccioni al centro della piazza. Sgomiteranno al ponte di Rialto non tanto per uno squarcio sul Canal Grande, ma per un selie. Un giro di gondola, un ca è troppo caro, un souvenir. Vedere Venezia è facile. Perché la sua vera maschera, Venezia se l’è cucita addosso. Guardare la città è tutt’altra cosa: signiica sì lo splendore di San Marco, la magni icenza della Basilica o la maestosità di Palazzo Ducale, ma vederli per osservarli, indagarli, per scoprire i dettagli che sfuggono all’occhio pigro abituato ad una bellezza di consumo. E poi, dopo le tappe obbligate, scivolare oltre la spettacolarità e ritrovare una dimensione più umana, e forse per questo addirittura più alienante. Il sestiere di Castello, di Cannaregio, di Dorsoduro (la Pigalle veneziana), il ghetto ebraico, la libreria Acqua Alta: sono solo alcune delle (zone franche) gemme nascoste di Venezia. Ancora una volta: nessuno consiglia di snobbare San Marco. Ma nemmeno di vederlo. Guardarlo, questo sì.


PONTE DI RIALTO

Il Ponte simbolo della città

È uno dei quattro ponti, assieme a quello dell’Accademia, degli Scalzi e della Costituzione, che attraversa il Canal Grande. Osservandolo da sud, si notano le immagini dell’Arcangelo Gabriele e di Maria, con una colomba in mezzo, a ricordare la data di fondazione di Venezia, che la leggenda pone il 25 marzo 421.


AI GIARDINI E ALL’ARSENALE

La Biennaleper tutti

SI chiama Processo Accessibilità e il ine è quello di avvicinare al mondo dell’arte anche quanti appartengono alle categorie più fragili e si rivolge a centri di sostegno, case di accoglienza e comunità terapeutiche. Nel corso delle quattro ultime edizioni sono state più di 5mila le persone coinvolte nelle visite grazie alla collaborazione fra JTI (Japan Tobacco International) e la Biennale di Venezia (www.jti.com).


CA’ D’ORO

Profumi d’Oriente

La Ca’ d’Oro è il più perfetto esempio architettonico di gotico iorito a Venezia. Il nome rinvia alla preziosa decorazione marmorea e alle dorature che ornavano la sfarzosa facciata, che specchia nel Canal Grande i suoi tenui colori, le inestre a ogiva, gli esotici trafori marmorei e un’armoniosa asimmetria. E che, nonostante abbia perso la complessa policromia originale, sprigiona ancora un inequivocabile profumo d’Oriente. Dal 1927 il palazzo è adibito a museo come sede della Galleria Franchetti che ospita opere di Mantegna, Giorgione e Tiziano.


LE STRADE

Tra le calli

La più stretta misura appena 53 centimetri, le più ampie ino a sei metri. Tra i tessuti urbani più peculiari al mondo, solo la struttura delle calle rappresenta un incanto architettonico. La toponomastica, poi, è tutta uno spasso: si va dalla Calle dei Assassini (feroci con la grammatica) a quella “del Barba Frutariòl”, letteralmente “la strada dello Zio Fruttivendolo”.


PIAZZA SAN MARCO

Il salotto era un orto

Se dici San Marco dici Venezia. Tutti la conoscono, pochi sanno che la zona, prima della costruzione della Basilica, era un orto. Conosciuta anche come “Il Salotto d’Europa”, Piazza San Marco è il luogo più ampio della città. Abbracciata dalle Procuratie, consente l’ingresso alla Basilica e ai suoi tesori. Quasi quanto il prezzo di un ca è nei bar della piazza.


VIA DELLA SETA
ULTIMA FERMATA

Oro, ottone, seta, spezie e molto altro trasportato da carovanieri e acquistato dai mercati iniva nella laguna della Serenissima. Ancora oggi nelle botteghe artigiane la lavorazione risente delle inluenze del passato

Grazie alla sua posizione geograica privilegiata e ai contatti con l’Oriente attraverso la via della Seta, percorsa da carovanieri e mercanti, Venezia ha conosciuto sin dal passato lo sviluppo di molteplici attività artigianali. Visitare gli atelier degli artigiani di Venezia e delle sue isole, assistere alla trasformazione artistica di materiali come il vetro, l’ottone, l’oro e la seta, è una delle esperienze più emozionanti che il Veneto possa o rire. Si tratta infatti di lavorazioni che non esistono in nessun’altra parte al mondo, che danno vita a opere d’arte davvero uniche, in una sorta di gioco di ‘arte nell’arte. Ce n’è davvero per tutti i gusti: l’arte del vetro so iato di Murano con i suoi bicchieri, i suoi lampadari, gli specchi veneziani, l’arte del merletto a tombolo, l’arte dei mascareri, la manifattura di scarpe e borse, l’arte della tessitura, l’arte delle forcole, l’arte dei profumi, gli atelier di sartoria storica che realizzano splendidi costumi, gli artigiani nell’ambito della carta fatta a mano, i perlari che oltre a produrre le perle, creano bellissimi gioielli. L’isola di Murano è nota per la lavorazione del vetro, termine che risulta riduttivo: questo è solo la materia prima, ma ciò che viene creato è vera e propria arte. Un’arte che si è sviluppata intorno al XIII secolo proprio a Venezia, per poi trasferirsi a Murano, a causa delle fornaci utilizzate durante la lavorazione, da cui spesso partivano incendi che mettevano a repentaglio la città. Chi lo desidera, oltre a fare shopping, può assistere alla dimostrazione della lavorazione del vetro o cimentarsi in un workshop. Tra le eccellenze vi sono poi i merletti o piccoli merli, che derivano dall’imitazione delle merlature delle cinta murarie medievali, di Burano. Anche nel Basso Polesine, terra strappata alle paludi che si sviluppa in provincia di Rovigo, l’artigianato riveste un ruolo di primo piano. Non è di icile trovare ancora botteghe in cui maestri cestai intrecciano canne palustri, mentre nel distretto di Badia Polesine, il settore calzaturiero rappresenta il volto nuovo di quella che un tempo era la faticosa lavorazione a mano della pelle e del cuoio. A Lendinara, poi, una delle forme più conosciute e apprezzate dell’artigianato – la lavorazione del legno – ha inito per dar vita a uno dei più noti distretti per la produzione di mobili del Veneto.


MURANO

Sembra una perla ma è vetro

Sin dal 1911, nella tranquilla isola di Murano, la Ercole Moretti realizza cose meravigliose: partendo dalla mitica ‘rosetta’, la perla di vetro più conosciuta al mondo ideata da Marietta Barovier nel ‘400, e dal mosaico milleiori, già di uso in epoca romana, i fratelli Moretti hanno rivoluzionato la storia dei bijoux, producendo le mitiche perle ‘orientali’, prima imitazione delle perle naturali, e nel 1968, le murrine come le conosciamo.

Ercole Moretti
Fondamenta Navagero 42
Murano – Venezia
www.ercolemoretti.it


SANTA CROCE

Rari tessuti, nobili dimore e regge

La Tessitura Luigi Bevilacqua, ben nascosta in un palazzo a Santa Croce, è l’unica a lavorare ancora con telai originali in legno del ‘700. I suoi preziosi tessuti sono richiesti, per la loro unicità e bellezza, dai palazzi, regge e dimore (dalla Casa Bianca al Cremlino) e dalle case di moda più famose al mondo. A un telaio lavorano anche due tessitrici allo stesso tempo con una resa di ‘soli’ 30 cm al giorno.


LENDINARA

La Madonna e il maestro d’ascia

Secondo una leggenda, a un maestro d’ascia di Lendinara (Rovigo) è apparsa la Madonna, dalla quale ha ottenuto la grazia della guarigione di una sua iglia. In segno di ringraziamento, il falegname scolpì una statua di Maria poi diventata nera e sede del Santuario della Madonna Nera del Pilastrello. Lendinara è oggi uno dei più prestigiosi distretti per la produzione di mobili del Veneto.

Falegnameria Lucchetta
via Valli 39
Lendinara (Rovigo)
falegnamerialucchetta.eu


BURANO

Oggi museo un tempo era scuola di merletto

Il museo del Merletto di Burano sorge in quella che un tempo era la sede, dal 1872 al 1970, della celebre Scuola del merletto. Sono esposti rari e preziosi esemplari che o rono una completa panoramica delle vicende storiche e artistiche dei merletti veneziani e lagunari dall’origine ai nostri giorni. Durante l’orario di apertura, è possibile vedere all’opera le maestre merlettaia.

Museo del Merletto
Piazza Galuppi 187 – Burano
Aperto dalle 10.30 alle 17
Tel. 041 730034
museomerletto.visitmuve.it