Terra dell’arte e dei tartufi, della natura incontaminata e del buon vivere: da Umbertide a Città di Castello passando per l’odorosa Pietralunga dove la presenza del tubero si avverte nell’aria e poi Montone e ancora decine di altri borghi suggestivi

Un incanto da svelare con soavità. Così si presenta l’Altotevere umbro, la terra dell’arte e dei tartui, della natura incontaminata e del buon vivere. Da Umbertide a Città di Castello passando per l’odorosa Pietralunga (qui la presenza del tartufo si avverte nell’aria), e poi Montone e ancora decine di altri borghi suggestivi nel loro essere quasi magicamente sfuggiti al peso del tempo. Siamo in una terra di conine fra tre regioni, Umbria, Marche ed Emilia Romagna, siamo nel cuore dell’Italia centrale, quella terra di mezzo capace ogni volta, con il senso del <piccolo è bello>, di farci comprendere le ragioni millenarie della storia e della cultura. Già, qui storia e cultura si sono pressochè fuse nella vita di tutti i giorni, producendo un ritmo a misura d’uomo capace però di velocizzare gli animi, risvegliandoli, al confronto quotidiano con i monumenti, con il cibo genuino, con la gentilezza degli abitanti e con il sorriso che inevitabilmente si dipinge sul volto dei visitatori. Non può che essere l’obiettivo di un turismo ra inato questa fascia di territorio legata da comuni canoni estetici, da un passato glorioso di famiglie potenti e dominanti e dalla capacità di saper guardare al futuro attingendo a piene mani ai propri valori. E il valore primario da queste parti è la terra, quello che c’è sopra e quello che c’è sotto, a cominciare appunto dal tartufo. Un tesoro prima da amare nel piatto e poi da cercare nei boschi. E al tartufo si legano la cucina verace e i vini intensi, ma anche le attenzioni dei ristoratori verso i clienti e la gioia del buongustaio quando scopre e assapora tanta meraviglia. Incanto, si diceva, ed è davvero il termine giusto, perchè ogni visita in queste lande saporose rimanda, alla sera quando si fanno i conti con la propria giornata, una ra inata sensazione di completezza, di totalità, di voglia di vivere. L’Altotevere umbro è una pietra preziosa da raccogliere, soppesare e mettere in tasca, ammirandola poi di tanto in tanto, per scoprirla e riscoprirla ogni volta che si può.


RARI E GENUINI SAPORI
DELLA VIA DEL TARTUFO

Tra Pietralunga e Città di Castello, nella parte dell’Umbria che guarda da un lato alle Marche e dall’altro alla Romagna oltre al pregiatissimo Bianco si incontrano prodotti di alta qualità

di Roberto Conticelli

Basta raccoglierla e stringerla nel pugno per intuire che si tratta di una terra speciale. Consistente, densa, pesante. È la terra abitata da un «re» misterioso che si nasconde nelle viscere dell’Appennino per poi decidere, bontà sua (ma anche nostra, per fortuna), di spuntare qua e là alla rinfusa. Stiamo parlando del tartufo, che tra Pietralunga e Città di Castello, fetta di Umbria che guarda da un lato alle Marche e dall’altro alla Romagna, è prodotto prelibato, miraggio gastronomico e ragione di vita. In e etti da queste parti il tartufo lo cercano tutti, e molti lo trovano, anzi ne trovano in quantità. Specialmente il pregiatissimo Bianco, del quale la stagione di estrazione si è appena conclusa: prezzi di poco superiori a mille euro al chilo, ma un paio di anni fa si viaggiava a oltre tremila per i pezzi di eccelsa qualità. A Pietralunga, 566 metri sul livello del mare e 2047 abitanti all’ultimo censimento, i cavatori in servizio pressoché permanente e ettivo sono oltre 400, come dire un residente su cinque. Di «straordinaria integrazione al reddito personale» parla il sindaco Mirko Ceci che, guarda caso, alterna la professione di avvocato alle escursioni, altrettanto professionali, con l’inseparabile cane in cerca di tartufo. Nei boschi di queste parti il tartufo c’è tutto l’anno e segue i ritmi delle stagioni: oltre al Bianco vanno forte il Tartufo Nero Invernale e ancora il Bianchetto Marzuolo, ricercatissimo da febbraio ad aprile, mentre il Nero Estivo allieta, tra ine maggio e ine agosto, le serate più calde. Qui l’Umbria, nel fraterno contatto con le terre coninanti, esalta la propria straordinaria vocazione enogastronomica tutta improntata alla genuinità dei sapori: d’altra parte gli anziani di queste parti ripetono come un ritornello che il tartufo si abbina con tutto ma la morte sua è vederlo inglobato in una semplice frittatina, perché l’uovo avrebbe il pregio di esaltarne il già intenso aroma. Ma anche con gli gnocchi non si scherza a atto, in questo caso nel mix di tartufo pregiato e Patata Bianca di Pietralunga, altro presidio d’eccellenza gastronomica del territorio. E che dire delle tagliatelle al tartufo, accostamento che porta nel piatto la nobile semplicità delle cose buone? E i vini di abbinamento? Quelli buoni, senz’altro, che possono essere bianchi o rossi perché il tartufo è prodotto camaleontico che accosta e rilancia ogni gusto e retrogusto altrui. Bene l’Orvieto Classico, ma anche, magari, un giovane Rosso di Montefalco. A Città di Castello, una delle capitali anche economiche dell’Umbria, il tartufo è talmente apprezzato e ricercato che nei ristoranti la sua presenza è un must e ogni anno la città celebra, come uno dei suoi avvenimenti più rilevanti, la Mostra del Tartufo, giunta nel 2019 alla quarantesima edizione. Il «re tartufo» si dice per convenzione immaginiica, ma la gente dell’Altotevere umbro, che spende quotidianamente l’antica usanza di saper vivere con i piedi ben piantati sulla terra, conosce la fatica dell’estrazione del tartufo, le ansie della ricerca spesso vana, le attese infrante ma anche la gioia di trovarsi al cospetto di un tubero da record. Qui la natura viene respirata con semplicità quasi banale, con la gioia del bosco e del prato, dell’umido sotto il tronco e tra le rocce, dove non di rado la terra arricchisce l’uomo del dono preziosissimo del tartufo di pregio.


TOP 5 DELL’UMBRIA

1
IL BIANCO
ALLE STELLE

La stagione di estrazione si è appena conclusa. Il prezzo è di poco superiore a mille euro al chilo, ma un paio di anni fa si viaggiava a oltre tremila

2
ABBINAMENTI

L’uovo esalta l’intenso aroma del tartufo, così come gli gnocchi e le tagliatelle. I vini? Un Orvieto Classico o un Rosso di Montefalco

3
D’INVERNO IL NERO

Matura nei mesi invernali: all’esterno è nero con verruche poco ungenti al tatto, l’interno è grigio nerastro con venature bianche molto marcate

5
NERO ESTIVO

Allieta, tra ine maggio e ine agosto, le serate più calde. Può raggiungere dimensioni notevoli e il suo odore è aromatico