L’allenamento parte dall’armadio

Ogni disciplina sportiva ha precise regole di abbigliamento. Movimenti e stagioni fanno la differenza

di Roberto Baldi

«Lo sport ha le sue regole del vestire, ma la vita è troppo breve per passare inosservati» dice la celebre modella statunitense Paris Hilton, che evidentemente ha un concetto molto approssimativo dell’attività motoria. Lo sport vuole le sue regole anche in fatto di abbigliamento. Le donne talvolta puntano al glamour, gli uomini al casual con maglie e pantaloncini lisi. Ci sono discipline che prevedono un outfit ben preciso, come le arti marziali o il nuoto, nelle quali l’abbigliamento ha anche un aspetto identificativo della singola prestazione e si adatta praticamente alle necessità del momento; ce ne sono altre in cui si cambiano molte posizioni (aerobica, yoga, pilates, fitness con attrezzi ecc.), per le quali sono raccomandati capi che permettono di muoversi liberamente tendenzialmente attillati, pur sempre non costrittivi. Importanti anche le caratteristiche del tessuto, che deve essere caratterizzato tendenzialmente da capi tecnici o in mesh per lasciar traspirare la pelle, da preferire al cotone che, una volta raffreddato dal sudore, crea un contatto sgradevole con la pelle. Per i calzini sono raccomandati quelli di spugna che assorbono il sudore. Per le donne si arriva a prefigurare un intimo in cotone con meno cuciture possibili e un reggiseno con modelli traspiranti e contenitivi senza pregiudicare il comfort. Eleganza e praticità possono compendiarsi in molti modelli oggi sul mercato, per chi non vuol rinunciare allo stile neanche nello sport. C’è un’altra distinzione da fare fra abbigliamento invernale ed estivo. Per l’inverno: vestirsi a strati, indossare preferibilmente uno strato sottile come il propilene, aggiungerne uno di lana o pile per l’isolamento, completare con uno strato esterno impermeabile e sottile di materiale sintetico. No agli ingolfamenti anche per attività di stop-andgo ovvero camminata e corsa. Proteggere testa, mani, piedi, orecchie, esposte a rischio raffreddamento più della parte centrale del corpo dove il flusso sanguigno è maggiore. I rischi da evitare in assoluto, soprattutto per chi fa sport in montagna in caso di temperature assai basse, è quello dell’ipotermia (la condizione in cui la temperatura corporea scende al di sotto dei 35°), caratterizzata da brividi, difficoltà motoria, pelle secca fredda e blu, riduzione di frequenza cardiaca e sonnolenza, alterazioni dello stato di coscienza. Eventi fortunatamente rari, ma che possono avere una prima spiegazione anche nel modo di vestire, soprattutto quando si ha a che fare con i piccoli, nei quali l’adattabilità a temperature mutevoli è ridotta. Per l’estate: abbigliamento chiaro per assorbire meno i raggi solari e per favorire l’evaporazione. A livello basso di disidratazione, equivalente a meno del 2% di perdita di peso, diminuisce il rendimento: si può andare in tilt con inappetenza, stancabilità, crisi ipotensive, crampi muscolari, riduzione della diuresi, infossamento dei bulbi oculari, tachicardia. Tutto ciò premesso, giova dire che lo sport deve essere soprattutto un momento liberatorio, consentendo margini di affermazione di se stessi anche nell’abbigliamento che cambia l’aspetto del mondo ai nostri occhi e cambia noi agli occhi del mondo. Sempre che si non si vada oltre i parametri del buonsenso, rischiando in tal caso gli inconvenienti elencati, oltre a ridurre l’agilità e la praticità di ogni espressione motoria.


ATTIVITÀ ALL’APERTO

La scarpa giusta dipende da piede
Dita più a rischio

Le calzature dello sportivo all’aperto (meglio di due tipi in base al terreno) devono avere tacco largo alto circa 2 centimetri, punta tonda, rinforzo rigido in sede plantare e una suola flessibile in corrispondenza delle articolazioni metatarsofalangee. La tomaia deve essere sufficientemente alta e ampia per adattarsi a tutte le dita. Non esiste calzatura perfetta, ma quella che calza meglio a ognuno. Schiume e resine poliuretaniche rendono le calzature resistenti, protettive e relativamente leggere.


IN SETTIMANA BIANCA

Pile e propilene sugli sci pronti al grande freddo
Febbraio è ingannatore

Ci stiamo avvicinando alla fine dell’inverno, ma la montagna con neve non vuole confidenze, perché le temperature possono cambiare repentinamente. In molti sono a scegliere la vacanza di fine febbraio e inizio marzo, perché le ore di luce sono maggiori e la temperatura più mite. Ma gli imprevisti termici possono verificarsi anche in queste giornate. Le prime ore del mattino richiedono anche nella stagione avanzata accortezze particolari. Un completo da sci prevede anche in questi giorni un intimo termico con fibra propilenica. Sono importanti un secondo strato di pile leggero, sottopantaloni caldi da aggiungere a quelli tradizionali. Il terzo strato deve garantire l’isolamento dall’esterno, soprattutto per occasionale presenza di vento e acqua. Da non dimenticare quelli che comunemente si considerano accessori come guanti e cappello e che invece servono a mitigare gli eventuali cali termici, considerando che attraverso gli attuali mezzi di trasferimento (seggiovie, cabinovie, ecc…) si tende a passare da quote basse ad altre più impegnative dove la temperatura si fa più rigida. Obbligatorio per i più piccoli il casco a fini di prevenzione da infortuni, anche se può creare qualche fastidio nelle giornate più calde. Le calze in questi giorni richiedono uno strato soltanto; a due strati sono consigliabili solo in caso di freddo intenso. In definitiva il cosiddetto «febbraietto corto e maledetto» (sia pure, quest’anno con un giorno in più) non suggerisce particolari concessioni rispetto al primo inverno, considerando l’alternanza delle temperature anche se i primi ciuffi d’erba spuntano attraverso la neve.

Roberto Baldi