Crossfit, allenarsi senza limiti

Per superare gli ostacoli il fi sico è sottoposto a stimoli ad alta intensità. Non senza rischi

di Letizia Cini

CROSSFIT, sport e fenomeno di costume che, da due anni, sta appassionando un numero sempre maggiore di atleti non professionisti. Esercizi ad alta intensità con lo scopo di migliorare la forma fi – sica facendo uso di attrezzature provenienti da diverse discipline come bilancieri, manubri, kettlebell, palle mediche e corde: questi gli strumenti di un regime di allenamento basato su movimenti funzionali. Tanta intensità può andare bene a tutti? Ne parliamo con Domenico Quinto, dottore in scienze motorie, preparatore atletico professionista, titolare e fondatore di Movlab training strategy. Già collaboratore dell’Aeronautica militare per la preparazione fi sica dei piloti del IV Stormo Caccia nel programma Eurofighter, Quinto vanta nel carnet dei suoi allievi atleti di sport individuali e di squadra di livello internazionale come Filippo Volandri, Matteo Trevisan,Tatiana Garbin (tennis) Fabio turchi (campione intercontinentale Wbc boxe), così come squadre di calcio (Fiorentina, Craiova) o pallanuoto (Pro Recco), per citarne alcuni.

Forza, potenza, velocità, condizionamento metabolico e resistenza: non è richiedere troppo al fi sico di chi pratica sport da non professionista?

«Stiamo parlando di aspetti che riguardano le capacità condizionali di un individuo. Queste possono essere migliorate sempre attraverso esercizi specifi ci. Il problema che si pone nel migliorare queste qualità è quello di essere idonei (solo una visita medico sportiva agonistica può certifi carlo) a sopportare degli stimoli di alta intensità. Purtroppo non sono mancati casi – la cronaca ce lo ricorda spesso – in cui neanche attraverso una diagnostica moderna si riesce a eliminare tutte le variabili del ‘rischio’, legati ad attività fi sica intensa».

Tutta la verità sul crossfi t: uno sport sicuro o a rischio?

«Questa disciplina nasce come un sistema allenante ‘senza limiti’, non a caso sviluppa un po’ tutte le capacità senza in realtà specializzarsi in nessuna. Un’ aspecifi – cità richiesta dalla disciplina che sottopone i crossfi tter a un ampio spettro di rischi non facilmente riconducibili a una singola attività, in quanto si deve avere la forza di un sollevatore di pesi e la resistenza di un triatleta”.

Quindi?

«Dobbiamo chiederci innanzi tutto se le competenze degli istruttori di crossfi t (si certifi cano con un corso conseguibile in un weekend) siano suffi cienti per affrontare la complessità della realtà nella quale andranno a operare, dove potrebbero trovare dall’ex atleta che desidera tenersi in forma al sedentario che si butta dentro a capofi tto sottoponendosi ad allenamenti durissimi con tutti i rischi che ne conseguono».

Altro aspetto da non sottovalutare è quello funzionale, spesso non opportunatamente diagnosticato.

«Sollevare pesi e fare esercizi da ginnasta richiede uno stato funzionale idoneo e quantomeno gli istruttori devono essere in grado di verifi care se esistono limitazioni in modo da proporre esercizi adatti ad ogni singolo individuo».

Vantaggi e svantaggi del crossfit?

«I vantaggi del crossfi t sono quelli di avere davanti una infi nità di proposte motorie che possono arricchire a qualunque età le capacità fi siche di un individuo spesso superando ostacoli considerati insormontabili oppure obbiettivi considerati irraggiungibili (tipo fare un muscle up agli anelli). Gli svantaggi arrivano quando questi obbiettivi si discostano dalla realtà nel senso che si creano delle situazioni in cui gli individui si proiettano su un immagine di se stessi non congrua con la loro reale condizione, rischiando di andare troppo oltre le proprie capacità»


Tutto parte sempre dalla corretta alimentazione
La dieta mediterranea è la regina del rendimento

Secondo lo specialista nessun integratore offre più nutrienti in giusta proporzione

PER CHI FA SPORT a livello agonistico o dilettantistico, l’alimentazione, in una scala da 1 a 10, conta 10 perché «il nostro organismo ha bisogno della giusta quantità di calorie, di acqua per mantenersi idratato e del giusto mix di carboidrati semplici e complessi, proteine e grassi», spiega Michelangelo Giampietro, docente presso la Scuola dello sport del Coni e alla Scuola di specializzazione in medicina dello sport e dell’esercizio fi sico all’Università Sapienza di Roma. Meglio un panino o gli integratori? «La dieta mediterranea è regina, in quanto negli integratori in commercio non c’è nulla di più di quanto sia già possibile trovare negli alimenti di uso comune», sottolinea . «L’alimentazione conta 10 sia nello sportivo professionista che nel dilettante, perché entrambi vogliono avere il massimo rendimento possibile – conclude il professor Giampietro -. I pilastri fondamentali della buona salute e della prestazione fi sica sono tre: alimentazione, allenamento e riposo. Tutto parte dalla corretta alimentazione perché il nostro organismo ha bisogno della giusta quantità di calorie, acqua e del giusto mix di carboidrati semplici e complessi, proteine e grassi. Tutto nelle giuste proporzioni».

L.C.


GLI OBIETTIVI

Seicento palestre per scoprire i nostri potenziali

Un programma di allenamento basato su brevi e intensi circuiti che uniscono classici esercizi a corpo libero a movimenti pliometrici, gesti derivati dal sollevamento pesi olimpionico e abilità base della ginnastica: il crossfi t oggi conta centinaia di migliaia di appassionati in tutto il mondo e oltre 600 box (così vengono dette le palestre ad hoc) solo sul territorio italiano, prova del successo di una disciplina da molti vista come attività sportiva ad alto rischio infortuni, adatta solo ai più temerari. Molti crossfi tter continuano infatti a scontrarsi con la diffusa opinione che dedicarsi a sfi ancanti allenamenti a base di corsa, salti, piegamenti, trazioni e complessi esercizi con il bilanciere rappresenti più una forma di masochismo che non di fi tness. Ma quali sono, a medio e lungo termine, gli obiettivi di allenamento del del crossfi t? «In modo sintetico, a medio termine ritrovare un corretto rapporto di armonia con noi stessi e con il proprio corpo, a lungo termine conoscere bene i propri limiti e arrivare alla totale scoperta del proprio potenziale motorio, con tutto ciò che di positivo ne consegue, chiaramente senza andare oltre», spiega Domenico Quinto, dottore in scienze motorie, preparatore atletico professionista operativo a Firenze. Indispensabile, specie per gli atleti meno preparati, un approccio graduale agli allenamenti.

L.C.


Lo sport migliore è sul calendario

L’attività fi sica fa bene a tutti, ma tipologia e quantità vanno calibrate in base all’età

di Roberto Baldi

C’È UN MODO tradizionale e discutibile di considerare lo sport in maniera onnicomprensiva non tenendo conto delle varie fasce di età, trascurando lo sviluppo somatico e le attitudini individuali. E’ indispensabile che chi indirizza l’atleta e lo stesso atleta abbiano una conoscenza più approfondita delle implicazioni fi siche e psichiche legate all’attività motoria. Gli errori che si fanno più spesso nei confronti dei giovani: metodi impropri di valutazioni attitudinali e di allenamento, attività troppo fi – nalizzate al risultato, sottovalutazione delle implicazioni psicologiche, tecnicismo esasperato in fasce di età in cui sarebbe raccomandabile preservare l’essenza del gioco, criterio selettivo che favorisce anticipatamente taluni in forza di previsioni talvolta erronee, comprimendo l’affermazione sportiva di altri. Spesso anche lo sportivo maturo non segue le regole di una corretta preparazione, né di orari di impegno ragionati, né di ambienti adeguati. Non esistono fra l’altro caratteristiche morfologiche tali da consentire l’attribuzione di un’età del cuore, grande protagonista di ogni attività motoria, ma esistono modifi cazioni patologiche della struttura cardiaca, che stabiliscono una sorta di “anzianità” del cuore. A questo proposito la federazione provinciale medici dello sport di Prato ha organizzato un convegno nazionale dal titolo ”Benefi ci e danni da sport“ rivolto a stabilire i giusti criteri dell’attività motoria. Qual è la giusta misura per un’attività ragionata? Diffi cile elencare modelli univoci. Francesco Falez, presidente della Siot (Società italiana di ortopedia e traumatologia) sintetizza: «In un soggetto adulto basta praticare attività fi sica due volte a settimana; tre volte a settimana vanno bene per un adolescente, mentre per una persona anziana è suffi ciente una volta a settimana». Per le varie fasce di età la stessa Siot suggerisce per i più piccoli il basket, il volley, il nuoto, il calcio, la corsa e la ginnastica, tenendo conto della necessità fondamentale di svilupparne il coordinamento motorio. Da tenere presente che in caso di anomalie strutturali quali la scoliosi, sono da raccomandare discipline cosiddette simmetriche anziché unilaterali: basket e volley sono, ad esempio, da preferire al tennis. L’adulto, invece, è tendenzialmente votato al miglioramento della potenza muscolare e non ha limitazioni di sorta, a meno di patologie particolari. Nella fase più anziana, infi ne, sono indicati la ginnastica a corpo libero, le camminate lunghe, il Tai Chi e il Pilates. Le raccomandazioni per tutte le età sono quelle altre volte elencate: visita sportiva preliminare; una fase di riscaldamento; evitare cambi bruschi di temperatura fra la casa e l’esterno; proteggersi con indumenti adeguati; mantenere un’attività motoria costante, evitando di raffreddarsi durante l’esercizio; percorrere itinerari salubri, assumere liquidi che reintegrino le perdite della sudorazione.


FORMA FISICA

Un po’ di sesso non fa male prima delle gare

Per qualcuno, sesso e sport sono due sostantivi antitetici: il sesso è visto come causa di insuccessi. Per altri invece sono compatibili. Fra i molti pareri, si può convenire che l’infl uenza è diversa fra i vari individui; è da raccomandare un’attività sessuale controllata prima delle gare sia pure dilettantistiche; cercare un’intesa comune con la partner, in maniera da uniformare la scelta; far seguire all’atto sessuale una fase di recupero fisico.


PROPRIOCEZIONE

Molti infortuni se il corpo non sa dov’è

Società sportiva che vai, infortunistica che trovi. Ne parliamo con il dottor Luca Magni, presidente dell’ Associazione pratese medici dello sport e atleta ancora in servizio attivo, dopo essere stato protagonista importante soprattutto nella pallacanestro. Perché tanti infortuni? «Nei giovanissimi c’è un’applicazione agonistica precoce, senza aver creato i presupposti di una maturazione atletica nel naturale impegno motorio che si svolgeva in passato in spazi all’aperto. Il declinare di strutture naturali, che costituivano un’ideale palestra aperta a tutti, ha incentivato forme organizzate di attività, ma si sono trascurate troppe regole di una sana educazione sportiva e psichica» Come prevenire? «Nei giovanissimi è necessario usare metodi appropriati di valutazioni attitudinali e di allenamento, evitando impegni precocemente fi nalizzati al risultato, rispettando le caratteristiche di sviluppo somatico individuale non sempre commisurate all’età anagrafica. Anche nello sportivo adulto l’esigenza non è dissimile; diventano più necessari certi criteri preventivi quali il riscaldamento adeguato prima dell’allenamento, lo stretching, la ginnastica propriocettiva che migliora la nostra capacità di reagire ad eventuali stimoli esterni tendenti ad alterare la nostra posizione nello spazio. Arrigo Sacchi, nei ritiri di Coverciano, mandava i calciatori della Nazionale a svolgere attività atletica nei prati circostanti per sviluppare questa particolare sensibilità. E’ grazie a questa prerogativa che l’organismo ha la percezione di sé in rapporto al mondo esterno. Anche dopo un trauma (distorsioni articolari, ad esempio) si può perdere tale sensibilità: la rete di comunicazione tra sistema nervoso centrale e muscoli va in tilt; le risposte non sono più adeguate ed è quindi giusto sviluppare la cosiddetta propriocettività».

R.B.