Lo sport si impara meglio a scuola

Dal gioco che diventa attività motoria fino all’agonismo: il giusto approccio a ogni età

di Roberto Baldi

È ORMAI ACQUISITO che lo sviluppo di abilità motorie di base in da bambini rappresenta una risorsa culturale, il cui contributo assume un valore formativo che si connette a quello delle altre discipline nel favorire i processi di apprendimento, maturazione della personalità, socializzazione e crescita come soggetti attivi. Le Linee guida dell’UE sulle «Azioni politiche raccomandate nel quadro del sostegno di un’attività isica favorevole alla salute» (Gruppo di lavoro dell’UE su «Sport e salute»), come evidenzia la Commissione europea/EACEA/Eurydice Educazione isica e sport a scuola in Europa, hanno rilevato la necessità di incrementare l’attività isica tra i giovani e i giovanissimi, in considerazione della concomitante di usione di stili di vita sedentari e dell’obesità. Secondo queste linee guida ino all’80% dei ragazzi in età scolare fa attività isica esclusivamente a scuola, mentre dovrebbe praticarla almeno in forma moderata un’ora al giorno. Lo stesso orario assegnato all’educazione isica, confrontato con quello rivolto ad altre materie in fase di scuola primaria e secondaria, è giudicato ancora relativamente basso, rappresentando meno del 10% dell’orario di insegnamento totale o circa il 10% delle ore destinate alla matematica.
Più sport a scuola e vince la vita, recitano certi inviti all’attività motoria. Il problema che si pone è il modo di attuazione dello sport in ambito scolastico. Nell’infanzia si dovrà proporre il gioco nelle sue molteplici forme per favorire la piena integrazione tra bambini appartenenti a culture diverse, la socializzazione, l’acquisizione di un corretto stile di vita nell’ottica della formazione integrale, sperimentando in maniera sempliicata e progressivamente sempre più complessa, diverse gestualità tecniche che aiutino il bambino a socializzare e ad orientarsi nel mondo circostante, consentendogli di provare, scoprire, sperimentare.
La scuola primaria rappresenta invece l’ambiente più propizio per l’avvio alla vera e propria attività motoria, isica e sportiva, che però spesso incontra una limitazione rappresentata dall’assenza di personale docente specializzato e di ambienti idonei. Vi si deve intraprendere il cosiddetto giocosport, trasmettendo il piacere di superare nuovi ostacoli, di adottare nuove strategie di movimento, contribuendo a costruire la propria autostima. È in questa fase che, oltre ad apposite attività motorie, conluiscono anche stili di vita corretti, la valorizzazione delle esperienze sportive extrascolastiche, una corretta condotta alimentare, l’informazione iniziale riguardante gli e etti negativi di sostanze che inducono dipendenza. Il ragazzo recepisce spesso in maniera sorprendente.
Nella scuola secondaria si suggeriscono giochi sugli schemi motori di base attraverso discipline diverse. È la fase in cui all’esterno dell’orario scolastico si avviano anche alcune esperienze di attività agonistica. Gli errori da evitare in questo periodo sono quelli di un’iniziativa agonistica precoce, di un tecnicismo esasperato in un’età in cui sarebbe raccomandabile preservare l’essenza del gioco; di una inalizzazione troppo pronunciata al risultato disattendendo le regole di una crescita equilibrata; di un criterio selettivo che favorisce anticipatamente taluni, comprimendo l’a ermazione sportiva e il processo di socializzazione di altri, tenendo presente che il ragazzo non è tout court un adulto in erba, ma un’individualità a se stante con connotazioni complesse e diversiicate sotto vari proili.


Certificato medico: quale serve e quando?
Ecco tutti i casi in cui viene richiesto

Non è necessario solo per le attività in ambito scolastico

PER LO SPORT in ambito scolastico (educazione motoria e isica, gite, giornate dello sport) non è previsto alcun certiicato medico, nemmeno quello ludico di sana e robusta costituzione, mentre per la partecipazione ai giochi sportivi studenteschi a livello distrettuale, provinciale e regionale nonché per l’attività sportiva organizzata dagli organi scolastici in ambito parascolastico (ad esempio gruppi sportivi scolastici di preparazione ai giochi sportivi studenteschi) è richiesto il certiicato medico non agonistico, che non è speciico per una data disciplina sportiva. Per la partecipazione ai giochi sportivi studenteschi distrettuali serve il certiicato medico per lo sport agonistico, speciico per la singola disciplina ed emesso da un medico specialista in medicina dello sport accreditato. I certi- icati medico-sportivi con validità ino ad un anno possono essere esibiti come certiicati per il non agonismo per tutti gli sport, indipendentemente dalla disciplina per cui sono stati originariamente emessi.

R. B.


ABBANDONO PRECOCE

Troppa pressione, così i baby atleti si arrendono

C’è un aspetto negativo nello sport-scuola che si traduce nell’abbandono prematuro. Finora lo si registrava tra i 14 e i 15 anni, negli ultimi tempi si è osservato che il trend negativo comincia già a 11 anni. Percentuale che cresce col crescere dell’età: tra i 15 e i 17 anni diventa del 48,5%, mentre si assesta al 34,7% tra i 18 e i 19 anni. Fra le prime cause di abbandono vengono poste le nuove tecnologie che inducono i ragazzi per tre-quattro ore al giorno davanti a uno schermo: tv, computer o smartphone ecc. Altri studi hanno evidenziato due motivi signiicativi: eccessivo impegno richiesto dallo studio (56,5%); modalità di svolgimento dell’attività perché «fare sport è venuto a noia» (65,4%), «costa troppa fatica» (24,4%), e «istruttori troppo esigenti» (19,4%). «Per riavvicinare i giovani bisogna o rire loro nuovi stimoli – spiega Antonio Correra, consigliere nazionale della società italiana pediatria (SIP) –. L’agonismo esasperato, le aspettative e le pressioni eccessive rischiano di allontanare i giovani dallo sport». Occorre valorizzare di più l’attività isica anche non strutturata e la pratica sportiva non agonistica nella scuola, dove lo sport oggi è considerato purtroppo una perdita di tempo che toglie spazio ad attività ritenute più importanti.

R. B.


«Mal di schiena? Impariamo ad evitarlo»

Il personal trainer: «Stiamo troppo fermi e ‘chiusi’ su pc e smartphone. La postura diventa scorretta e va sistemata subito»

di Letizia Cini

CON L’AUTUNNO svaniscono i bene ici estivi e il ritorno all’ora solare ”ruba” un po’ di luce naturale. Inoltre la ripresa degli impegni scolastici e di lavoro obbligano piccoli e grandi a trascorrere molte ore seduti in un banco, al computer o alla guida. Per non parlare del tempo trascorso attaccati al cellulare. E la schiena ne risente. Ne parliamo con Leonardo Lombardi, laurea in scienze motorie e un’esperienza decennale come istruttore itness e personal trainer a Firenze.
Innanzitutto, cosa si intende per ‘postura’?
«La postura è l’atteggiamento che il nostro corpo assume nei confronti dell’ambiente che ci circonda e le relative forze che agiscono su di esso, una su tutte la forza di gravità, ma non meno importanti sono le “forze emotive”, l’atteggiamento mentale inluisce nel bene e nel male quanto gli stimoli esterni».
Quanto è importante una corretta postura?
«Fondamentale! Fra gli errori che tutti fanno involontariamente, il primo è stare troppo fermi. Viviamo in un’era dove la sedentarietà “uccide” direttamente o indirettamente 3,2 milioni di persone l’anno nel mondo (Ministero della Sanità 2014). Errore numero 2: chiudersi. Scriviamo al Pc, su tablet, chattiamo al telefono, sempre ri curvando il capo in avanti, chiudendo le spalle e aumentando la curva del nostro dorso, ecco perché cervicalgie e altre forme di dolori sono all’ordine del giorno».
Come prevenire?
«Esistono accorgimenti che possono consentire la diminuzione delle tensioni al livello del tratto dorsale/cervicale, molto spesso vengono messi in pratica 10/15 minuti, poi per le successive 7/8 ore la posizione torna ad essere la medesima, per cui è consigliabile “compensare”».
Qual è il tipo di attività che consente di mantenere in buono stato le nostre schiene?
«Ginnastica posturale, pilates, girotonica, feldenkrais, pProblemi come ernie discaliosturale in acqua, sono le migliori alleate per cercare di ristabilire un equilibrio posturale».
Problemi come ernie discali, scoliosi o discopatie, l’attività isica dev’essere concordata con il medico: collaborazione indispensabile?
«Quando si ha a che fare con patologie di questo tipo, il medico è sicuramente la prima persona a dover essere chiamata in causa, ci sono poi varie igure professionali con cui i medici collaborano per ottenere i risultati migliori: isioterapisti, osteopati, chinesiologi/ personal trainer. A mio avviso il lavoro di squadra si può rivelare estremamente importante per un piano d’azione e icace».
Uno stile di vita sedentario comporta, tra gli altri problemi, anche muscoli deboli e poco tonici e l’aumento di peso: abbinamento che inluisce negativamente…
«L’aumento del peso corporeo sicuramente incide negativamente sulla colonna vertebrale e sulle articolazioni, se a questo abbiniamo un’ipotonia muscolare siamo sicuramente più soggetti a incappare in patologie come ernie discali e discopatie».


Ecco la regola delle ‘tre effe’:
Forza, Fiato e Flessibilità

Per avere buoni risultati, bisogna unire il divertimento allo sforzo fisico

STAI DRITTO“, quante volte ce l’hanno ripetuto le nostre mamme: è giusto cercare di intervenire e correggere in dall’infanzia? «Sì, è giusto anche se non sempre come intendiamo noi», spiega Leonardo Lombardi (nella foto), istruttore itness e personal trainer. «Durante l’età evolutiva l’accrescimento muscolo/tendineo non sempre va di pari passo con quello osseo, pertanto, spesso si notano giovani soggetti ricurvi in avanti con un atteggiamento de- inito “abito astenico” ai quali i genitori intimano di “stare dritti” – riprende -. Non si tratta di cattiva volontà, è proprio la struttura del momento che non permette loro di “stare dritti”. Consigliabile adottare accorgimenti che non ampliichino ulteriormente questo “stato”, come stare seduti a lungo oltre le ore di scuola, e far svolgere un’attività isica che porti ad aprirsi il più possibile». L’aspetto psicologico è importante. Il dolore che si percepisce quando si ha il mal di schiena provoca un’ulteriore contrazione muscolare: anche lo stress fa la sua parte. «Parlavamo di come la mente può inluire sul corpo, lo “stress” è un ottimo esempio – conferma Lombardi -. Accumulo di ansie e preoccupazioni non fanno altro che alimentare le tensioni muscolari che a loro volta ampliicano i dolori. Combattere le tensioni con uno dei più potenti farmaci esistenti, l’attività isica, e l’allenamento al pensiero positivo sono la soluzione per vincere lo stress». Muoversi, però, deve anche essere divertimento: fondamentale trovare un escamotage capace di rendere l’attività mirata alla salute piacevole anche per la mente… «Sappiamo benissimo che il movimento stimola le endorine, sostanze chimiche che ci “rendono felici”, ognuno sceglie in che modo veicolare il divertimento durante l’attività isica, c’è chi lo trova correndo, chi ballando, chi nuotando… chi facendo ginnastirica posturale. Personalmente la ritengo un vero toccasana per corpo e mente! » sorride Lombardi. Quante volte sarebbe bene allenarsi? «In generale si consiglia di allenare in maniera equilibrata le tre “F”: Fiato, Forza, Flessibilità. Quando c’è “equilibrio” ognuno può scegliere come gestire l’attività isica anche quotidianamente. Tre volte la settimana è il numero indicato».

L. C.