Una piccola Premier
Se l’Inter parte lanciata
la Juve rischia grosso

di GIUSEPPE TASSI

A PREMIER LEAGUE de noantri stuzzica la fantasia del popolo tifoso. Chissà che dopo otto anni di dittatura juventina il campionato delle stelle, e degli allenatori vip, non ci regali un po’ di incertezza. I maghi della panchina, che lotteranno per lo scudetto (Sarri, Conte e Ancelotti), hanno tutti una preziosa esperienza nel campionato inglese, il più popolare e il più televisto del mondo. Il neojuventino Sarri lo ha navigato con il Chelsea, portando a casa un terzo posto riscattato dall’Europa League vinta in finale con l’Arsenal. Ma l’esperienza oltre Manica, che annota anche una finale persa in Coppa di Lega, ha regalato al tecnico toscano una nuova dimensione di calcio. Smoking Maurizio ha capito che il gioco non è solo teoria, schemi disegnati sui pizzini a bordo campo e diagonali perfette. E’ anche estro, inventiva, capacità di arricchire la perfezione geometrica dei moduli con il genio e l’inventiva. C’è voluta più di mezza stagione per liberare il talento di Hazard senza costringerlo dentro binari già tracciati. Ma quando Sarri ha capito l’arcano, il suo Chelsea è decollato. Una lezione che sarà determinante per guidare la nuova Juve, zeppa di stelle e di talenti, a cominciare dal re dei re, Cristiano Ronaldo. Se il calcio pratico e arroccato di Allegri non esalatava le doti di CR7, quello spumeggiante, ma manicale, di Sarri potrebbe diventare una prigione tattica. Il Fenomeno, come Hazard, ha bisogno di totale libertà di azione e di una squadra che sappia supportarlo al meglio. Ecco perché la lezione d’inglese può essere preziosa. Ma non è l’attacco a proccupare i tifosi della Juve. Semmai la metamorforsi di una difesa che deve far fronte al salto generazionale (Bonucci e Chiellini prima o poi dovranno cedere il passo) e alla necessità di partecipare al gioco di costruzione in modo più costante. De Ligt, Danilo e Demiral sono ottimi acquisti in questa prospettiva ma avranno bisogno di tempo per calarsi nella complessa realtà del campionato italiano. DI UN AVVIO al rallentatore dei campioni potrebbe approfittare Conte, vincitore della Premier con il Chelsea, e abituato a bruciare gli avversari con partenze folgoranti. La sua Inter ha dato ottime prove nel lungo precampionato anche con un attacco a ranghi ridotti. Ora che il pavone nero Lukaku brilla in mezzo all’area avversaria, c’è da aspettarsi una crescita importante in zona gol. Per il resto la squadra ha basi solidissime. La difesa, imperniata su Skriniar, Godin e De Vrji, è fra le più forti del campionato e il centroampo con Barella, Sensi e il rivitalizzato Brozovic sa cantare e portare la croce, correre e illuminare la manovra. Ecco perché l’Inter di Mister Intensità diventa la più credibile rivale della Juve nella lotta al titolo. Ma c’è una variabile che può scombinare i giochi: il Napoli di sir Carlo Ancelotti (anche lui vincitore della Premier con il Chelsea). Un anno di rodaggio sotto il Vesuvio gli ha certamene fatto bene e se De Laurentiis completerà in modo degno il mercato con un attaccante di peso (oggi Icardi è al primo posto) questo Napoli può rincorrere la storia e il mito di Maradona. Cominciando da una dfiesa solidissima che ha in Koulibaly e Manolas due parafulmini d’eccezione ma anche due centrali che sanno costruire gioco e avviare l’azione in modo billante. Con un gioco sperimentato, con la praticità vestita da calcio di lusso che è propria di Ancelotti, questa squadra può volare alto. Specie se Insigne saprà recitare se stesso. Cioè tornerà lo Scugnizzo indemoniato dell’era Sarri, quando ogni sua giocata illuminava il San Paolo. Anche Mancini, per la sua Italia europea, lo guarderà con attenzione. SARÀ la stagione più bella degli ultimi anni. Siamo sicuri? Sì. Perchè ci sarà sicuramente più equilibrio degli anni scorsi. Perchè la squadra per otto volte campione d’Italia non sarà la ragnatela di retropassaggi degli anni scorsi e perchè la Champions con questa Juve più europea, un’Inter davvero internazionale, un Napoli col mood di Ancelotti e un’Atalanta champagne sarà davvero una Coppa Campioni. E non solo. C’è l’Italia di Mancini che passa un colpo di spugna sul recente passato della Nazionale, con orizzonte Europa. C’è una lotta salvezza che mai come quest’anno si annuncia impronosticabile, con le neopromosse per nulla in secondo piano e squadre come Genoa e Cagliari forti di colpi di mercato tali da strapparle al lotto delle candidabili. Ci sono squadre come Torino e Samp potenziali sorprese della stagione, brillanti nelle scelte di mercato, per la prima volta dopo tanto tempo avremo giocatori top strappati alla Premier, e perfino allenatori top che abbiamo ripreso dal campionato più bello del mondo. E poi c’è un Milan senza Coppe e con l’iniezione di idee e calcio di Giampaolo, finalmente capace di fare il salto in una grande tante volte annunciato. E poi le sfide da film, Conte contro il suo passato, Ronaldo contro l’incantesimo Champions, Commisso e il suo ritorno da grande protagonista in Italia, Sarri contro la «sua» Napoli, Icardi contro i fantasmi dell’ultima stagione, Boban e Maldini contro i paletti del fair play, Gama & compagne contro quelli che le dimenticheranno dopo il mondiale, Ancelotti contro tutti quelli che non pronosticano più il Napoli, l’Atalanta contro il tempo per lo stadio nuovo, Roma e Lazio semore l’una contro l’altra. Sì, è l’anno più bello. Non siamo la Premier. Ma presto la supereremo.