JUVENTUS

De Ligt voluto da CR7
E’ l’anno della verità

Gianmarco Marchini

SQUADRA che vince solo in Italia si cambia. O mettiamola così, si migliora, nel senso di ricerca della perfezione, visto che si parla pur sempre della Juventus otto volte di fila campione d’Italia. Dov’eravamo rimasti? Ah, già, alla notte con l’Ajax, quella rovinosa caduta dal treno Champions che è costato il posto a sedere a Max Allegri, reo di non essersi fatto bastare neanche Cristiano Ronaldo per mettere le mani su quella dannata coppa. Allora via alla rivoluzione, affidata al più anticonformista secondo i canoni di casa Juve: Maurizio Sarri. L’ei fu nemico, ora dovrà avventurarsi laddove tutti falliscono dal 1996. C’era pure da tenersi il meglio di quella notte con l’Ajax, e il meglio si chiamava Matthijs De Ligt. Settantacinque milioni per strappare alla concorrenza delle big europee (Barcellona su tutte) un consumato campione, nonostante i vent’anni appena compiuti. Tutto qui? Magari, direbbero le dirette concorrenti in Italia. Perché Paratici, al primo mercato estivo libero da Marotta, si è portato a Torino anche Ramsey (colpo chiuso a gennaio) e Rabiot, entrambi a parametro zero, tante volte ci fosse il bisogno di ricordare che la supremazia bianconera è prima di tutto progettuale. Aggiungiamoci il ritorno di Buffon (giura come vice Szczesny), lo scambio Cancelo-Danilo col City e l’acquisto di Demiral dal Sassuolo. Le incognite più grandi in avanti, perché oltre a Sua Maestà Cristiano e a Douglas Costa e Bernardeschi, indispensabili per il 4-3-3 sarriano, resteranno in bilico fino all’ultimo le posizioni di Higuain e Dybala, con Icardi spettatore interessato.


La curiosità

Matthijs il tennistamancato

NEL futuro di Matthijs De Ligt c’era il tennis. Almeno questo pensavano mamma Vivian e papà Frank, tennisti entrambi. A Leiderdorp, vicino Utrecht, dove è nato Matthijs, c’è una prestigiosa scuola e lì il ragazzo si cimentò tra racchette e palline. Il papà giocava anche a hockey su prato, tanto che il ragazzino provò anche questa disciplina. Ma affianco al campo da hockey ce n’era uno di calcio: vedendo i suoi coetanei allenarsi, Matthijs volle «assaggiare» il pallone. Da quel giorno fu amore: il resto è storia. Storia di un 20enne predestinato.


CAGLIARI

Nainggolan e Rog:
CAGLIARI Giulinipuntainalto

LA SALVEZZA è un abito che rischia di stare stretto al Cagliari. Quest’anno il club di Giulini punta in alto, molto più in alto. Un nome su tutti: Radja Nainggolan. Il Ninja torna – in prestito – «per dimostrare che l’Inter si è sbagliata». Quella stessa Inter che per 45 milioni ha portato via dall’isola il tesoro più grande: Nicolò Barella. Sembrava il classico sacrificio delle cosiddette piccole: invece, Giulini ha ceduto per rinforzare la rosa di Maran: ecco quindi l’arrivo di Marko Rog (prestito con obbligo di riscatto a 15 milioni), talento croato sperperato in panchina dal Napoli. L’uruguaiano Nandez dal Boca Juniors a completare una super mediana. In attacco, per affiancare Pavoletti, il nome più caldo è Defrel; Joao Pedro l’usato sicuro.


INTER

Parte l’attacco totale
E’ l’anno del gran salto

Mattia Todisco
Milano

UN PRIMATO l’Inter ce l’ha già: ha preso l’allenatore più pagato della Serie A. E quando porti a casa un tecnico come Antonio Conte non puoi partire con l’idea di accontentarti. «Quando scelgo una squadra devo avere la percezione che ci sia almeno una possibilità di vittoria», ha detto l’allenatore e gli acquisti messi a disposizione danno questa opportunità. Godin, Barella, Lukaku non pongono i nerazzurri sopra la Juventus, favorita d’obbligo per organico e otto campionati vinti di fila alle spalle, ma sono un avvertimento alla concorrenza sulla volontà di voler lottare il più possibile. In dirigenza è arrivato Marotta, già dallo scorso inverno. Alla prima sessione lunga di mercato (quella di gennaio era una finestra troppo breve e a stagione in corso per poter prendere decisioni così drastiche) l’amministratore delegato ha messo fuori squadra Nainggolan e Icardi, mettendo la disciplina e l’interesse di squadra davanti a tutto e provando a estirpare sul nascere le turbolenze che nell’era Spalletti hanno causato guai a profusione. Uno dei passi fondamentali che l’organico dovrà fare sarà assimilare un modulo tutto nuovo, dal 4-2-3-1 al 3-5-2, trovando un feeling il prima possibile anche tra i tanti nuovi che presumibilmente saranno titolari: Godin, Lazaro, Barella, forse Sensi, sicuramente Lukaku. La ricetta è chiara: pressione alta, tanta corsa, ripartenze letali. «Testa bassa e pedalare», come da ordini di Conte. Guadagnarsi in extremis l’accesso all’Europa dei grandi, quest’anno, non basta più.


La curiosità

Ex Juve tra top e flop

LE ESPERIENZE in casa Inter con allenatori dal lucente passato nei rivali della Juventus, come Antonio Conte, sono state altalenanti. Clamoroso il flop di Marcello Lippi, vincitore della Champions League con i bianconeri e pluricampione d’Italia, fu esonerato alla prima di campionato nella seconda stagione (sconfitta in casa della Reggina, era appena stato eliminato in Europa dall’Helsingborg). Meglio era andata pochi anni prima a Giovanni Trapattoni: suo lo scudetto 1988/‘89 , più una Coppa Uefa e una Supercoppa Italiana.


GENOA

Saponara, Pinamonti
e Schone: che Grifone

L’ENNESIMA rivoluzione, stavolta con grandi firme. Partiti Veloso, Lapadula e Lazovic, il presidente Preziosi alza l’asticella dopo stagioni difficili e le forti contestazioni della piazza. Tre nomi su tutti: Lasse Schone, regista dell’Ajax dei record, Riccardo Saponara, strappato ai rivali della Samp, e il baby bomber Andrea Pinamonti, acquistato dall’Inter dopo un bel mondiale Under 20. Non finisce qui: ecco allora l’ex milanista Cristian Zapata per rafforzare un reparto già forte delle certezze Criscito e Romero; Antonio Barreca, di ritorno in Italia dopo una tappa al Monaco, e Francesco Cassata, centrocampista scuola Juve in odore di consacrazione. Al timone Aurelio Andreazzoli, reduce da una retrocessione beffarda con un bellissimo Empoli.


MILAN

Tornare in Champions:
è il patto con il Diavolo

Luca Talotta
Milano

VINCERE, migliorarsi e, possibilmente, divertire. Il Milan e l’assillo quarto posto, il Diavolo e la voglia di tornare in Champions: «L’obiettivo sarà fare meglio dell’anno scorso», ammise Maldini il giorno dell’insediamento di Giampaolo quale nuovo allenatore. Certo il compito, per chi in passato ha guidato Empoli, Cesena, Brescia e Sampdoria, sarà tutt’altro che semplice. E soprattutto dovrà cercare di entrare nel cuore dei tifosi rapidamente e far dimenticare quel Gattuso che ha unito i supporter e lasciato un alone di tristezza il giorno del suo addio. Le amichevoli precampionato hanno lasciato un dolce sapore ai tifosi: hanno visto una squadra giocare in modo grintoso ma allo stesso tempo con idee e tattiche ben precise. E hanno visto soprattutto un Suso trasformato: lo spagnolo, che già l’anno scorso fu uno dei più decisivi in casa Milan, nella nuova posizione da trequartista ha lasciato ottime impressioni. Lui che, trascinatore nei primi mesi della stagione, si è poi perso nel corso del tempo per tornare ad alti livelli solo negli ultimi periodi. Una discontinuità che non tutti i tifosi gli hanno perdonato. Giampaolo avrà a disposizione una rosa che l’anno scorso è andata a cinque minuti dal quarto posto e che quest’anno, con l’infornata di giovani stranieri tutti da decifrare (da Theo Hernandez a Leao, da Duarte a Krunic e Bennacer), spera nel colpaccio da mina vagante del campionato. Sperando nei gol di Piatek e nelle parate di Donnarumma: per il quale, però, è ancora viva l’incognita di un futuro lontano da Milano.


La curosità

Il paradosso portoghese

ESSERE il terzo acquisto più costoso della storia ma avere le valigie pronte. Il paradosso di André Silva: l’attaccante portoghese, rientrato dal prestito al Siviglia, venne pagato due anni fa 38 milioni di euro. Una cifra che rappresenta quasi un record: più caro del lusitano, infatti, costò un altro atleta arrivato in quell’estate, Bonucci. Per il centrale bianconero vennero sborsati 42 milioni di euro, cifra molto vicina agli 85 miliardi di lire che servirono, nel 2001, per strappare Rui Costa alla Fiorentina.


VERONA

La grinta di Juric
per consolidarsi in A

UN RITORNO in A dopo appena un anno nella serie cadetta: il Verona ritrova il massimo campionato con obiettivi chiari e importanti, puntando su un allenatore di carattere e grande esperienza come Ivan Juric. I cambiamenti annunciati dal tecnico sono tanti: solo cinque dei titolari della scorsa stagione sembrano al momento in lizza per un posto tra gli inamovibili. Le uniche certezze sarebbero il portiere Silvestri, i terzini Vitale e Faraoni, il centrocampista Zaccagni e l’attaccante Di Carmine, che nello scorso campionato ha collezionato 22 presenze segnando otto reti. L’obiettivo è ripetere il trend degli anni 2013-2016 con tre campionati consecutivi nella massima serie e l’ottimo decimo posto del 2013-2014, miglior risultato degli scaligeri negli ultimi dieci anni.


BOLOGNA

Una città per Sinisa
E’ boom di abbonati

Massimo Vitali
Bologna

CINQUE innesti (Denswil, Tomiyasu, Schouten, Skov Olsen, Bani), tre conferme eccellenti (Orsolini, Soriano, Sansone), una partenza dolorosa (Pulgar) e un’emergenza imprevista: Sinisa Mihajlovic che per adesso non può accomodarsi in panchina, perché impegnato, in una stanza d’ospedale, a duellare con un avversario carogna chiamato leucemia. La nuova stagione del Bologna è un mix di ritrovata voglia di investire sulla squadra di Saputo e di euforia della piazza, due teorici trampolini di lancio verso la colonna sinistra della classifica su cui a metà luglio si è abbattuta però, come una secchiata d’acqua gelata, la notizia della malattia dell’allenatore. Da lì è cominciato il percorso, più o meno inedito, di un gruppo allenato a distanza dal proprio demiurgo, quel Mihajlovic che aveva chiuso la scorsa stagione in modo trionfale, non solo salvando un gruppo che a fine gennaio era virtualmente retrocesso in B, ma traghettandolo perfino a un incredibile decimo posto. Il gran finale di stagione ha convinto Saputo a rimettere mano al portafoglio: da lì gli oltre 50 milioni investiti in operazioni in entrata. E pazienza se Pulgar ha varcato l’Appennino per accasarsi alla Fiorentina: la voglia di sognare della piazza ha fatto superare la fatidica quota dei 15 mila abbonamenti. Grandi aspettative, dunque. Ma senza il pilota in panchina è un viaggio nell’ignoto.


La curiosità

Palacio leader a 37 anni

Bologna

SKOV Olsen, costato 6 milioni, è la scommessa di qualità per il futuro. Ma finora il gruppo ancora una volta lo ha tirato un vice campione del mondo di 37 anni, a suo agio sia nel ruolo di leader silenzioso che di ‘falso nove’ nel 4-2-3-1. Lui è Rodrigo Palacio, in arte ‘El Trenza’. Voluto due estati fa da Donadoni per tappare le falle di un attacco che non dava garanzie, quel ruolo di ‘garante’ di un intero reparto l’attaccante con Mihajlovic lo ha rinsaldato. Morale: il Bologna di Saputo guarda al futuro, ma ha un centravanti titolare che viene dal passato.


LAZIO

C’è Lazzari sulla fascia
a innescare Immobile

UN NUOVO CICLO ma con lo stesso condottiero. La Lazio riparte ancora da Simone Inzaghi: il tecnico al quinto anno in biancoceleste. Dopo il trionfo in Coppa Italia e i due quinti posti in campionato, la partecipazione alla Coppa dalle grandi orecchie resta il tassello mancante per fare il salto di qualità definitivo. Il mercato ha portato giocatori di valore come l’esterno Lazzari e Vavro, difensore slovacco classe 1996. Sulla fascia sinistra occhio anche a Jony, preso dal Malaga, che potrebbe essere molto funzionale al 3-5-2 di Inzaghi. La Lazio ripartirà comunque dai gol di Ciro Immobile, dalla fantasia di Correa e dall’ordine tattico dato da Lucas Leiva, ma molto dipenderà anche dal futuro di Sergej Milinkovic-Savic.


FIORENTINA

Chiesa-Boateng–Ribery
E’ una Viola stellare

Angelo Giorgetti
Firenze

E’ CAMBIATO il mondo a Firenze, Ribery e Boateng sono profili esattamente opposti a quelli individuati negli anni scorsi per rifondare la squadra e il nuovo proprietario Commisso – «Chiamatemi Rocco» – ha riacceso la passione con modi e toni diretti capaci di entusiasmare la città. Firenze ha riscoperto la passione dopo anni di tiepidi sentimenti per un cortocircuito di attenzioni e il fragore imprenditoriale di Commisso («Chiedo la libertà di poter investire») ha aggiunto sostanza alle promesse: la conferma di Chiesa – richiesto da tutte le big, non solo in Italia – il colpo Ribery, l’acquisto di Boateng insieme a Lirola (il famoso esterno destro che a Firenze mancava da anni), il ritorno di Badelj in cabina di regia e l’innesto di Pulgar hanno dato il senso del nuovo corso: queste sono alcune delle mosse che hanno indirizzato la nuova Fiorentina dopo la B sfiorata nella scorsa stagione (sedicesimo posto) e l’addio dei Della Valle dopo 17 anni. Montella era stato scelto lo scorso campionato per sostituire il dimissionario Pioli e l’impatto devastante (2 punti in 9 partite, compresa la semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta) non ha condizionato Commisso e soprattutto Pradè, arrivato al posto di Corvino: grande occasione e grande responsabilità anche per Montella, che nei suoi anni a Firenze ha già conquistato tre quarti posti, prima di immergersi nelle esperienze meno esaltanti con Sampdoria, Milan e Siviglia.


La curiosità

Rinascita a stelle e strisce

LA RINASCITA a stelle e strisce. Rocco Commisso ha acquistato la Fiorentina nei primi giorni di giugno e la sua è stata veramente una corsa contro il tempo. Grazie al braccio destro Joe Barone ha prima individuato in Daniele Pradè il direttore sportivo, e poi ha confermato Vincenzo Montella in panchina. L’ossatura societaria si è completata con Giancarlo Antognoni direttore tecnico e club manager. Grazie al colpo Ribery, la campagna acquisti è decollata definitivamente, e terminerà il 2 settembre


LECCE

Lapadula è la stella
Che debutto a San Siro

IL LECCE riassapora la A dopo sette anni di assenza e una lunga risalita partita dalla terza serie dove fu retrocesso nel 2012 per illecito sportivo. Nelle ultime due stagioni il capolavoro firmato Fabio Liverani, col doppio salto dalla Serie C. I pugliesi hanno rinforzato la rosa: fari puntati sull’ex Milan Gianluca Lapadula a caccia di rivincite dopo le stagioni deludenti al Genoa da cui arriva in prestito con diritto di riscatto. Altri innesti di qualità sono Gabriel in porta, i giovani Antonino Gallo e Simone Lo Faso dal Palermo. Sulle due fasce, il Lecce ha pescato Romario Benzar dallo Steaua Bucarest e Brayan Vera dalla Colombia. Il ritorno in A è una botta di adrenalina: esordio di fuoco a San Siro contro il grande ex Antonio Conte, nuovo allenatore dell’Inter.


ATALANTA

Zapata-Muriel, la Dea
vuol restare in alto

Fabrizio Carcano
Bergamo

ATALANTA che vince non si cambia. Ma si migliora. Dopo il terzo posto della scorsa stagione e la finale conquistata in Coppa Italia la Dea ha scelto la strada della continuità, al netto di pochi ritocchi confermando il blocco dei titolari di Gian Piero Gasperini, quei 15 fedelissimi con cui il tecnico torinese ha portato l’ex provinciale fino in Champions. Pochi ma buoni, per questo il mercato nerazzurro, al netto della sola cessione (annunciata da gennaio) di Gianluca Mancini alla Roma, un ragazzo che negli ultimi due mesi non aveva mai giocato titolare, si è basato sulle ‘non partenze’ dei big, sulle conferme (come il rinnovato prestito di Pasalic dal Chelsea) e su pochi acquisti mirati. Inserendo Luis Muriel in un attacco che lo scorso anno ha prodotto 103 gol, per alzare ancora l’asticella. Colpo realizzato a metà giugno, investendo 19 milioni. Era il giocatore che voleva Gasperini, il perfetto compagno per Zapata, ma anche la sua alternativa: così la Dea giocherà sempre con uno dei due colombiani da centravanti. Poi Ruslan Malinovskyi, acquisto low profile: centrocampista fisico, ma con piedi buoni e fosforo. L’ucraino sarà il trequartista alternativo al Papu Gomez e nei piani gasperiniani dovrebbe emulare quello che fecero Kurtic e Cristante negli anni scorsi. Infine la difesa, puntellata con l’ingaggio a costo zero del 35enne slovacco Martin Skrtel, uno da 597 gare da professionista, di cui 87 nelle coppe europee. È stato preso per dare qualità e fisicità ad una difesa già esperta con i 29enni Toloi e Palomino e il 33enne Masiello, oltre a Djimsiti. Dovrebbe essere lui il titolare in Champions.


La curiosità

Un boom di rinnovi

«È la stagione più importante nella storia dell’Atalanta». Il presidente Antonio Percassi lo ripete in ogni dichiarazione. Ovvio, la Champions per la Dea è un’occasione irripetibile. Ma i Percassi vogliono consolidare la presenza internazionale della Dea, costruendo un ciclo pluriennale. Per questo hanno respinto offerte da capogiro per Zapata e hanno allungato i contratti di Ilicic, Muriel e Zapata fino al 2023, e quelli di Gomez e gli altri fino al 2022. E lo stesso Gasperini ha un triennale con opzione per il club anche per il 2022-23


PARMA

Inglese e Gervinho
più Karamoh: che trio

DOPO una salvezza conquistata con qualche brivido di troppo (+3 sull’Empoli retrocesso), il Parma riparte dalla continuità. In primis, quella di Roberto D’Aversa, confermato in panchina. Con lui, è rimasto anche lo zoccolo duro della squadra: Bruno Alves in difesa, Kucka a centrocampo, e in attacco i due ‘fuoriquota’ Gervinho e Inglese, tornato – via Napoli – in prestito con obbligo di riscatto (20 milioni). A queste conferme si aggiungono tre colpi importanti, uno per reparto: per la difesa è arrivato dalla Fiorentina Vincent Laurini, a centrocampo il volto nuovo è il mediano brasiliano Hernani, classe 1994, in prestito dallo Zenit San Pietroburgo. Ma la grande attesa è per Yann Karamoh: il 21enne francese, in prestito dall’Inter, è in cerca di consacrazione.


BRESCIA

Balo è tornato al nido
Le Rondinelle sognano

Angela Scaramuzza
Brescia

DOPO otto lunghe stagioni il Brescia torna ad abitare nei quartieri alti del calcio che conta. La promozione delle Rondinelle in A ha portato all’ombra del Cidneo l’entusiasmo che mancava da troppi anni. E l’arrivo di Mario Balotelli, che proprio da queste parti è partito all’inizio della sua carriera, ha fatto il resto. Il salto di categoria non cambierà più di tanto l’ossatura della squadra che rimane quella della scorsa stagione con i vari Donnarumma, Torregrossa, Tonali, Bisoli, Sabelli, tanto per citarne alcuni, tutti confermatissimi. Cellino e Corini quest’estate hanno cercato di aggiungere un po’ di sostanza alla rosa biancoblu pescando principalmente dal mercato estero. Joronen, Chancellor, Zmrhal e Ayè sono a dir la verità, scommesse del presidente, giocatori per molti sconosciuti, ma che hanno fatto la differenza nei loro campionati. Jesse Joronen è un nazionale finlandese e arriva dal Copenaghen. Il ‘portierone’ è stato pagato quasi 5 milioni, una delle Rondinelle più pagate nella storia del Brescia, dopo Andrea Caracciolo e Luca Toni . La difesa si irrobustisce anche con Jhon Chancellor venezuelano (ha giocato nell’ultima Coppa America) possente centrale che arriva dall’Al Ahli. Il primo colpo in ordine di tempo era stato invece il centrocampista Florian Ayé dal Clermont, mentre prima di Ferragosto la rosa del Brescia si è rimpolpata grazie agli arrivi di Jaromir Zmrhal, mezzala dello Slavia Praga e Giangiacomo Magnani, l’unico giocatore italiano arrivato (prestito dal Sassuolo).


La curiosità

Una squadra di giganti

UN PROVERBIO popolare recita: altezza è mezza bellezza. E chissà se è a questo vecchio adagio che Massimo Cellino si è ispirato per il mercato. Tutti i nuovi arrivati del Brescia infatti hanno un unico denominatore comune, l’altezza. Il portiere Jesse Joronen è alto 2 metri, il centrale Chancellor 1.98, Magnani 1.90, Zmrhal 1.89 e Ayè (il più ‘basso’) 1.85. Sarà dunque un Brescia nel quale i ‘lunghi’ la faranno da padrone. A questi si aggiungono i ‘vecchi’ il portiere Enrico Alfonso (1.90), Daniel Gastaldello (1.87) ed Ernesto Torregrossa (1.85).


SAMPDORIA

Di Fra cerca il rilancio
e spera in Quagliarella

IL POPOLO doriano riparte dai 26 gol di Fabio Quagliarella. Al capitano e capocannoniere in carica della serie A, i tifosi della Samp affidano le chiavi di una stagione intrigante, ma anche piena di incognite, come tutte le nuove ere. Finita dopo tre anni quella di Giampaolo, si apre l’era Di Francesco, ex tecnico della Roma in cerca di rilancio. La qualità, da sempre centrale nell’idea di calcio del nuovo allenatore, non manca: Gabbiadini, Caprari, più Gonzalo Maroni, che in Argentina chiamano «Gonzalo Maravilla»: c’è grande attesa per il trequartista classe 1999 arrivato in prestito dal Boca (diritto di riscatto a 15 milioni). In difesa cambio della guardia: via Andersen (al Lione per 24 milioni più bonus), dentro Murillo, ex Inter, Valencia e Barcellona.


SASSUOLO

Un’altra rivoluzione
Caputo è una certezza

CEDERE BIG come Sensi, Demiral, Boateng. E pedine del calibro di Babacar, Di Francesco, Lirola, senza indebolirsi. ‘Mission impossibile?’ A Sassuolo si augurano di no, nel senso che dopo la prima rivoluzione di un anno fa, dettata dall’arrivo in panchina di Roberto De Zerbi, i neroverdi di rivoluzione ne hanno confezionata un’altra. Ripartendo sì dal tecnico bresciano, ma anche da un gruppo parecchio rinnovato, e ringiovanito, per andare oltre il risultato – undicesimo posto – della scorsa stagione. Francesco Caputo, 16 gol la scorsa stagione a Empoli, per l’attacco, Pedro Obiang e Hamad Traore per la mediana, Jeremy Toljan ed Andrew Gravillon per la difesa sono solo alcuni degli asset sui quali i neroverdi hanno costruito una squadra che parte per sorprendere. Con un’idea di gioco che la scorsa stagione li ha esposti a qualche rovescio inatteso garantendo loro, al contempo, risultati importanti. Idea sulla quale il gruppo ha un anno in più di lavoro sulle spalle e si conta possa capitalizzarlo al meglio, alzando l’asticella. E andando ben oltre quella ‘salvezza tranquilla’ che resta l’obiettivo primario della società neroverde, ma come noto non sembra entusiasmare più di tanto Giorgio Squinzi, proprietario e artefice del ‘miracolo Sassuolo’. A giugno, in occasione dell’inaugurazione del centro sportivo che la Mapei ha regalato al Sassuolo con un investimento da circa 15 milioni di euro, Squinzi ha infatti ribadito di voler fare del Sassuolo «una squadra in grado di stare stabilmente nei primi cinque, sei posti della classifica».

Stefano Fogliani


La curiosità

Un centenario speciale

VIAGGIA verso il suo ‘centenario’, il Sassuolo, che compirà 100 anni a ridosso dell’inizio della stagione 2020/2021. Era infatti il 17 luglio 1920 quando il Sassuolo Calcio si affiliò per la prima volta alla Federazione: anche per questo, quella che comincia ora sarà per i neroverdi, stagione speciale: la settima consecutiva in serie A, ma anche la numero 99 della loro storia. Una annata importante preceduta dall’inaugurazione del Mapei Football Center, il nuovo centro sportivo costato oltre 10 milioni di euro.


TORINO

Belotti e Zaza volano
con il vento d’Europa

ATTENTI al Toro. L’Europa League, conquistata dopo l’esclusione del Milan, riconsegna alla serie A una squadra che viaggia tra entusiasmo e certezze. Il cammino europeo ha visto grandi protagonisti Andrea Belotti e Simone Zaza, i due interpreti più attesi dal popolo granata per una stagione che deve confermare e migliorare quanto costruito nel primo anno e mezzo di gestione Mazzarri. E proprio sulla continuità punta il presidente Cairo che ha confermato il gruppo: nessun acquisto, con il solo ritorno dal prestito al Bologna di Edera e Lyanco, quest’ultimo un vero talento anche se di cristallo (è fermo per un infortunio muscolare). La grande novità è in società: dopo il divorzio burrascoso con Gianluca Petrachi, il nuovo direttore sportivo è Massimo Bava.


SPAL

Stadio, manager, tifo
E’ un club all’inglese

Corrado Piffanelli

UN CLUB all’inglese. Per lo stadio, che profuma di calcio antico e vero. Per il manager, o mister, che «resiste» sulla panchina dal 2014. Perfino per quella scritta «Non camminerai mai sola». Infine per quella sfrontatezza che hanno i club piccoli ma storici di Premier che se la giocano alla pari con le grandi, e in casa vendono cara la pelle. Dodici punti l’anno scorso contro Juve, Roma e Lazio: la salvezza è nata così. Da Dunkirk a Yalta: quando tutto sembrava compromesso, è arrivata la grande rivincita. Qualcosa di indomito che è nel Dna di queste parti: da quando la Brigata Estense, anzichè confluire comodamente con prebende e promozioni nell’Esercito Regio dopo il 1861, preferì andare in esilio volontario in Austria. E il colpo d’occhio del «Mazza» riverbera quella fierezza antica. Servirà quest’anno più del solito. L’addio di Lazzari, uomo simbolo della scalata biancazzurra, la promozione di tre club importanti dalla B, il salto di qualità generale della massima serie rimettono in discussione tutti i valori di una squadra puntellata nei ruoli chiave ma sempre sul filo tra incubo e sogno. La differenza la farà come sempre il top player, per dirla all’inglese. Leonardo Semplici: dovrà ridisegnare la squadra che su Lazzari aveva impostato anche un modulo e rimotivare un club che sulla solidità societaria e l’esperienza degli ultimi due anni può trovare anche una strada diversa dalla sola salvezza. In fondo, impossible is nothing.


La curiosità

Il colpo da 300 mila lire

ANDREA PETAGNA è stato il colpo di mercato più costoso della storia della Spal. Pochi sanno però quale fu il primo «colpo» di mercato del presidente Walter Mattioli. Stagione 1987, è il suo primo anno da presidente della Giacomense. Campionato di Terza categoria. I primi acquisti sono stati Riccardo Mazola, detto «Pance» per 300 mila lire e Enrico Sgambati per 700 mila lire. Di lì a poco arriverà come allenatore Ferruccio Ferraresi. Per rivalità con la vicina Masi Torello, dove l’allenatore era il fratello Claudio Ferraresi.


UDINESE

Serve il vero Lasagna
Nestorovski scalpita

DE PAUL o non De Paul? Questo è il vero dilemma per Tudor. Se il talento argentino resisterà alle sirene del mercato, l’Udinese avrà sicuramente percentuali più alte per giocarsi la salvezza. Difficile, altrimenti, trovare nella rosa bianconera un altro giocatore capace di recitare un ruolo da leader come il nazionale argentino. Confermato il gruppo della scorsa stagione (Behrami unico addio pesante), la curiosità maggiore è in attacco, dove ci si aspetta di rivedere il vero Lasagna, così come capire cosa può fare Pussetto. Stuzzica il polacco Teodorczyk (14 presenze e 1 gol l’anno scorso), mentre Nestorovski – arrivato dal Palermo assieme a Jajalo – vuole riprendersi quella A che aveva stupito con 11 reti tre anni fa.


NAPOLI

Il Sor Carlo promette
un anno da cinema

LA ‘CARTA’ STAVOLTA, è più spessa e probante del solito. E sulla carta, il Napoli dovrà giocarsela con l’Inter nella solita caccia alla Juve. Ora è indubbio come la coppia formata da Koulibaly e Manolas rappresenti un surplus di affidabilità e qualità difensiva, anche se qualche dubbio resta sull’inizio dell’azione, perchè i due non hanno il tocco di velluto tra le migliori caratteristiche. E a proposito di qualità, da questo punto di vista Ancelotti è messo assai bene, perchè allo scintillante Fabian Ruiz, protagonista nel recente Europeo Under 21 e atteso alla definitiva deflagrazione qui da noi, si affiancano giocatori di indubbio rendimento come Allan – anche se la fase di interdizione necessiterebbe di ulteriore puntello – e gioielli futuribili come Elmas, prototipo dell’etnia ancelottiana voluto fortemente dal tecnico e giocatore completo, in grado di unire qualità notevole a forza fisica e senso del gol. Se però non c’è alcun dubbio sulla conferma di giocatori quali Insigne, Callejon, lo stesso Mertens, il Napoli – e in particolare Ancelotti in camera caritatis – ha evidenziato limiti laddove Sarri faceva scintille e cioè in fase offensiva. Il precampionato ha detto che non c’è proporzione tra la notevole mole di lavoro della squadra e la sua traduzione in zona gol. Ecco perchè il Napoli ha passato l’estate in pressing su Wanda Nara e, dunque, su Icardi. Perchè gli serve un attaccante come lui, un ‘translator’ in zona gol. Adl è convinto che questo attaccante possa fare quel che in passato fecero Giordano, Careca e il Pipita Higuain.

Paolo Franci


La curiosità

Numeri bianchi per la tv

LE NUOVE MAGLIE del Napoli hanno già fatto la loro comparsa nel precampionato, con numerose novità tra cui il richiamo allo scudetto nei numeri. A molti tifosi sono piaciute, altri sono stati più critici. Ma qualcosa è stato necessario correggere. Infatti, i numeri in blu sulla divisa storica azzurra non sono facilmente distinguibili da distanza ed è stato quindi necessario correggere il colore: si torna ai numeri in bianco, più leggibili sia dagli spettatori allo stadio sia da quelli che seguono la partita in televisione.


ROMA

Fonseca ricorda Zeman
Dzeko conferma capitale

DZEKO, ZANIOLO, Under. I migliori acquisti sono quelli che c’erano e non sono stati ceduti. Dzeko innanzitutto, unico vero fuoriclasse della ‘boy band’ di Paulo Fonseca. Sì perchè, oltre al bosniaco, saranno i giovani a dire quanto vale questa Roma, destinata ad essere molto ‘zemaniana’ nella filosofia calcistica e (non solo) per questo esposta in difesa. Dunque, se da una parte Under, Zaniolo – fresco di rinnovo – Kluivert garantiscono qualità, dall’altra c’è da fare i conti con una squadra che convince quando attacca, ma parecchio squinternata quando c’è da difendere. Anche perchè Fonseca gioca altissimo, usa i terzini come dardi infuocati e cavarsela con Fazio e Juan Jesus, in questo momento la difesa titolare della Roma, non sembra un gran bella avventura. (p. f.)


Riccardo Samuele
Cappelli

SONO PRONTI a partire i ventuno arbitri designati per la stagione 2019/20 della Serie A. La nuova classe dovrà far fronte a numerose novità regolamentari in campo e fuori, ma potrà contare su un organico rinnovato. Tra i selezionati per il prossimo campionato ci saranno infatti due volti nuovi: Antonio Giua di Olbia e Marco Piccinini di Forlì, promossi dalla Can B. Giua, nato l’11 marzo 1988, è il primo direttore di gara sardo nella storia della Serie A. Talento precoce, ha impugnato il fischietto per la prima volta nel 2003 mentre il debutto tra i professionisti è arrivato nel 2014. Poco tempo dopo, a nemmeno trent’anni, l’esordio nella massima serie. Vincitore del premio Luca Colosimo come miglior arbitro della Lega Pro 2016-17, ha diretto sinora 5 gare in Serie A. Piccinini, ingegnere edile 35enne, viene da Forlì dove ha cominciato ad arbitrare nel 2003. Arbitro pluridecorato, al sopracitato trofeo Colosimo può abbinare il premio Bernardi che viene conferito al miglior arbitro debuttante in Serie A. Del gruppo capitanato per il terzo anno consecutivo da Nicola Rizzoli di Bologna non faranno più parte Luca Banti di Livorno e Paolo Silvio Mazzoleni di Bergamo per limiti di età. Il campionato nostrano dovrà fare a meno di due direttori dalla grandissima esperienza, entrambi avevano infatti superato le 200 presenze in categoria prima di appendere il fischietto al chiodo. I due sono attesi da una nuova sfida nel ruolo di Var Pro, gruppo composto da direttori di gara che, dopo aver concluso il proprio percorso in campo, metteranno a disposizione le loro competenze per la crescita del supporto tecnologico.

IL VETERANO del gruppo sarà dunque Gianluca Rocchi. L’arbitro fiorentino guiderà la truppa dall’alto dei suoi 45 anni e, soprattutto, delle 246 gare sinora dirette in Serie A. Tra gli altri over 40, Abisso di Palermo, Calvarese di Teramo, Doveri di Roma 1, Giacomelli di Trieste, Orsato di Schio e Valeri di Roma 2. Una classe arbitrale, quella chiamata a dirigere le partite del prossimo campionato, sempre più giovane grazie ai nuovi arrivi che hanno abbassato l’età media a 38,2 anni dai 38,4 della scorsa stagione e dai quasi 39 della precedente. Il fattore anagrafico potrà incidere positivamente nella gestione delle gare, arbitri più giovani e di recente formazione potranno infatti assimilare presto i nuovi cambiamenti regolamentari che, tra le altre cose, introduranno alcune variazioni nello svolgimento dei calci piazzati oltre alla possibilità di ammonire gli allenatori già testata nell’ultima Copa America in Brasile.

AD AIUTARLI ci saranno gli assistenti arbitrali che potranno contare su cinque forze nuove. Dalla Can B sono stati infatti promossi Giovanni Baccini di Conegliano, Marco Bresmes di Bergamo, Valerio Colarossi di Roma 2, Davide Imperiale di Genova e Valerio Vecchi di Lamezia Terme.