Conte & Angelotti possono battere SARRI

Gianmarco Marchini

DALLE PERIFERIE ROMAGNOLE del pallone, calcate con orgoglio, fino alla via della Seta: è stato lungo il viaggio che ha riportato Alberto Zaccheroni nella sua Cesenatico. «Vado al parco e seguo il calcio da tifoso: ma il telefono squilla sempre e io aspetto la chiamata giusta».

Zaccheroni, può essere l’anno giusto per assistere a un campionato aperto?

«Dipenderà dal mercato. Al momento, la Juventus si è rafforzata più delle altre. Attenzione: ho detto rafforzata, non mantenuta; era già la più forte prima e i colpi migliori li ha piazzati lei. In difesa era al top e ha inserito De Ligt; con Ramsey e Rabiot ha una mediana dinamica, gente con la giocata facile e i tempi di inserimento giusti».

Davanti, però, quante incognite con il mercato.

«A me la soluzione Dybala centravanti intriga: i club alzano i centimetri nelle coppie difensive e un brevilineo come lui può dar fastidio e creare spazi per Ronaldo».

Già, Cristiano: ma può davvero fare l’esterno nel 4-3-3?

«Al Napoli Sarri sviluppava il gioco più a sinistra: palla sul secondo palo e Callejon bravo a chiudere. Se Ronaldo gioca esterno a sinistra, deve partecipare alla costruzione, mentre lui è un finalizzatore. Sarri dovrà essere bravo a non avere una catena sola che crea gioco: credo che la nuova Juve si farà a destra».

Quindi, paradossalmente, è di Sarri la sfida più ardua?

«E’ il tecnico che dovrà cambiare più di tutti, specie mentalmente: per questo credo che all’inizio la Juve potrebbe partire lenta».

Inter e Napoli devono approfittarne…

«Mi aspetto che le diano filo da torcere, sempre che trovino in fretta la quadratura giusta e abbiano continuità. Il passaggio da Spalletti a Conte non è semplice: hanno linee di gioco e traiettorie di palle diverse. Ancelotti, invece, parte su un lavoro già impostato, ma quest’anno avrà più pressione».

Perché i milanisti devono fidarsi di Maldini e Boban?

«Perché loro sono il Milan: in questa sfida mettono in discussione la loro immagine, la loro storia. Ma hanno un grande vantaggio: conoscono l’ambiente. Piuttosto il problema maggiore sarà alleggerire la maglia: sono stato in tutte le big italiane, ma la divisa del Milan pesa più di tutte, soprattutto a San Siro. Ho allenato nazionali importanti che facevano fatica a percorrere il sottopassaggio del Meazza…».

Intanto i tifosi non hanno gradito la cessione di Cutrone a una cifra inferiore a quella per Leao.

«Il portoghese ha qualità molto importanti, ma in certe squadre conta esprimerle con continuità. Su Cutrone è semplice: quando hai bisogno di fare cassa, sacrifichi chi ha più mercato. Conosco Maldini: certamente non voleva cedere Patrick, ma ha dovuto farlo».

Il giocatore su cui scommetterebbe?

«Uno che mi incuriosisce molto è Barella: in Nazionale gli ho visto fare cose straordinarie, se si migliora può diventare un campione vero».

Conte è il tecnico migliore?

«Ho una stima infinita di Antonio. Quest’anno abbiamo tanti bravi allenatori: sarà una stagione di altissimo livello, una A fantastica, come non si vedeva da anni».

Cosa consiglierebbe a Chiesa?

«Intanto quando si firma un contratto, si rispetta. E poi Firenze lo ama, Commisso ha passione e progetti: il ragazzo deve restare, avrà tempo per cambiare squadra».

Quanto può pesare l’assenza di Mihajlovic al Bologna?

«Peserà tanto: i giocatori vogliono il capo. Pochi sanno trasmettere energia e carattere come lui, forse Conte. Spero che guarisca presto: il mio primo obiettivo guardando questa A rivedere Sinisa a bordo campo. Lo stimo come uomo e come tecnico. Non ho mai temuto gli avversari tranne lui e le sue punizioni. Ricordo l’ultima volta che andammo a Belgrado per farmi tenere una lezione agli allenatori serbi. Utilizzammo i giocatori primavera della Stella Rossa e, a fine seduta, Sinisa si mise a tirare le punizioni: nessuno si mosse, restarono tutti a guardarlo calciare. Avrebbe dovuto vedere gli occhi di quei ragazzi».

La scheda

ALBERTO Zaccheroni, 66 anni, è stato il primo tecnico italiano ad aggiudicarsi un titolo alla guida di una Nazionale straniera: la Coppa d’Asia col Giappone nel 2011. La sua carriera in panchina, iniziata in Romagna nell’Interregionale, esplode a metà anni ’90 con l’Udinese, portata per la prima volta in Coppa Uefa e al terzo posto dietro Juve e Inter (’97-’98). Le imprese in Friuli portano Zac al Milan con cui, al primo colpo, vince lo scudetto (’98-’99). Due anni e mezzo finiti nel marzo 2001 quando paga con l’esonero un amore mai nato con Berlusconi. Poi le esperienze con Lazio, Inter, Torino e Juve. Nel 2010 lo chiama il Giappone con cui vince anche una Coppa del Golfo: Zac persino ricevuto dall’imperatore, onore riservato a pochi. Poi la Cina: sei mesi, nel 2016, al Beijing Guoan. Ultima tappa (fin qui) con gli Emirati Arabi Uniti trascinati lo scorso gennaio a una storica semifinale uscendo col Qatar poi campione.