Carta e cartone, due amici per il pianeta

Il riciclo degli imballaggi a base di celluloide può essere ininito. È importante la raccolta differenziata

di Francesco Gerardi

È TALMENTE COMUNE e di usa che non pensiamo quasi mai che un tempo lontano non esisteva affatto e che quando fu introdotta si trattò davvero di una scoperta epocale. Alle spalle ha due millenni di una storia incredibilmente affascinante, un’avventura lunghissima che a onda le sue origini nella Cina imperiale dell’inizio del II secolo della nostra era, quando il gran dignitario di corte, l’eunuco Tsai Lun, presentò quella sua strana invenzione all’imperatore: è il foglio di carta. Da quel momento la neonata carta iniziò ad essere usata per gli usi più disparati: ad esempio per ornare le case e i templi, per avvolgere gli oggetti, per l’igiene personale e, naturalmente, anche per scrivere. Nei secoli successivi la carta si di use in tutto il Celeste Impero, ma rimase un segreto gelosamente custodito dalla Cina ino all’VIII secolo, quando passando da Samarcanda e Baghdad, la carta arrivò con gli Arabi nel Nord Africa ed in Sicilia, e di qui si propagò inine a tutta l’Europa. Le prime storiche cartiere italiane furono ad Amal- i e, soprattutto, a Fabriano, e per secoli l’Italia dominò quel particolare mercato.
Oggi l’industria cartaria italiana investe qualcosa come 420 milioni di euro all’anno in innovazione, confermandosi tra le prime al mondo per capacità di innovare processi e prodotti. Da un punto di vista quantitativo la produzione mondiale di carta e cartone è dominata dal colosso cinese, ossia là dove tutto ha avuto inizio, e a seguire dagli Stati Uniti. L’Europa nel suo complesso è un altro gigante della produzione, che si colloca tra gli altri due, e l’Italia è, dopo Germania, Svezia e Finlandia, una delle potenze del settore, che nel nostro Paese ha saputo rimanere al passo con i tempi nell’era della rivoluzione digitale e che è stato in grado di emergere per dinamismo sia nella fase progettuale del packaging che nel campo del riciclo. Sì, perché riciclabilità e biodegradabilità sono i punti di forza di carta, cartone e cartoncino, ossia di quelli che gli esperti chiamano imballaggi cellulosici. Insomma, una volta utilizzati, questi incredibili materiali si possono riciclare ed essere avviati a una nuova vita. Quello che avviene è che appositi macchinari macerano i materiali cartacei provenienti dalla raccolta di erenziata ottenendo una pasta omogenea da cui può rinascere nuova carta.
E il bello è che il ciclo della carta e del cartone può riprodursi praticamente all’ininito. A capo di tutta questa iliera c’è in Italia Comieco, che dal 1998 è diventato il Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica e che fa parte del grande sistema del Conai, ossia il Consorzio nazionale imballaggi. Comieco dunque raggruppa cartiere, produttori, trasformatori e importatori di carta e cartone per imballaggio.


Libri e giornali non distruggono le foreste
Il recupero dei materiali usati è quasi il 90%

Dal forte impatto ambientale al mancato recupero: le leggende metropolitane da sfatare

A PROPOSITO della raccolta differenziata e del riciclo di carta e cartone c’è una serie di miti da sfatare, dati alla mano e basandosi su conoscenze corrette e fonti attendibili. Le leggende metropolitane e quelle che oggi si chiamano fake news, purtroppo fanno presto a nascere e di ondersi grazie ai social e alla rete, ma non altrettanto facilmente si riescono a correggere e smentire. Dunque, proviamoci. Da una ricerca Astra-Comieco è emerso che il 60% degli italiani è assolutamente convinto che per produrre la carta dei libri e dei giornali che leggiamo vengano distrutte delle foreste e che quindi il suo consumo dovrebbe essere ridotto per salvaguardare il patrimonio forestale e i cosiddetti polmoni verdi del pianeta. La realtà è però ben altra. La maggior parte del legno che viene utilizzato per produrre la carta proviene sì da foreste, ma solo quelle gestite in modo sostenibile. Inoltre è bene tenere presente che in Europa per ogni albero che viene tagliato ne vengono piantati altri tre. Perciò, niente paura. Tanto è vero che l’aumento annuo delle foreste europee è pari a 6.450 chilometri quadrati, un’estensione che a volerla tradurre in modo visivo e comprensibile a tutti corrisponde all’area di 4.363 campi da calcio.
Un altro mito duro a morire è quello secondo cui la carta avrebbe un forte impatto ambientale in termini di emissioni di CO2. Ma la verità è che la carta è un prodotto naturale rinnovabile e riciclabile e in realtà, semmai, contribuisce al contenimento delle emissioni di anidride carbonica. Ad esempio, si è calcolato che leggere un quotidiano ogni giorno produce il 20% in meno di CO2 rispetto alla lettura online protratta per circa mezz’ora.
Altra leggenda metropolitana, molto di usa nell’opinione pubblica, è che una volta che noi cittadini abbiamo correttamente separato carta e cartone dagli altri riiuti, molto spesso venga buttato via tutto insieme senza quindi essere riciclato. Ad avere questa idea sono 3 italiani su 5. In realtà ciò è falso e questo sistema è un esempio virtuoso di economia circolare che porta a riciclare ben 10 tonnellate al minuto di materiali cartacei. I dati ci dicono che 4 imballaggi cellulosici su 5 vengono riciclati, il tasso di riciclo è dell’81% e quello di recupero dell’88,8%. La media procapite nazionale, espressa in chili per abitante all’anno, era nel 2018 di 56,3, con il Centro (68,3) che prevale sul Nord (64,9) e sul Sud (38,1). Ma è stata una regione del Mezzogiorno a registrare il maggior incremento sull’anno precedente: la Sicilia, con un +31,5% (29 chili per abitante all’anno). La regione capo ila del Centro è stata la Toscana, mentre la regione italiana che detiene il record assoluto è l’Emilia Romagna con ben 90,2 chili per abitanti nel 2018.

F. G.


PRECAUZIONI

Per il cibo meglio evitare gli stampati

La carta e il cartone sono il secondo materiale di imballaggio alimentare per il cibo dopo la plastica ed hanno proprietà e caratteristiche estremamente utili. Ma proprio la carta e il cartone usati come imballaggi per alimenti rivelano anche un lato estremamente problematico. In alcuni casi, infatti, possono contenere sostanze dannose per la salute. La denuncia arriva dalla BEUC, un’organizzazione europea basata a Bruxelles che opera per la difesa dei consumatori. Da alcuni test di laboratorio è infatti emerso che alcuni imballaggi alimentari stampati presentano quantità non trascurabili di composti chimici, come le ammine aromatiche primarie, che sono sospettati di essere cancerogeni. Inoltre è stata riscontrata anche la presenza di iltri UV, anch’essi nel mirino della ricerca biomedica per una potenziale cancerogenicità.