Una boccata d’aria pulita? Sì, ma in casa

I purifi catori domestici possono aiutare soprattutto chi ha problemi causati da acari e polveri sottili

di Francesco Gerardi

«LOVE IS IN THE AIR» cantava John Paul Young nel suo successo mondiale del ’77. Ma di questi tempi, purtroppo, insieme all’azoto, all’ossigeno, all’argon e all’anidride carbonica che dell’aria sono i principali componenti ci sono anche altri sgraditi elementi: lo ‘smog’ e tutta la lunga serie di sostanze inquinanti dovute alle attività umane che, malauguratamente, nella storia del mondo contemporaneo abbiamo imparato a conoscere, e fi n troppo bene. Sostanze delle più disparate, la cui presenza ci accompagna costantemente, seppur con molti cambiamenti a seconda delle epoche, fi n dalla rivoluzione industriale. Fra queste i famosissimi PM10 e le nanopolveri, ossia il particolato in sospensione che viene emesso dalle automobili circolanti, dai riscaldamenti domestici e dall’industria e contro i quali dalle amministrazioni comunali vengono presi i temutissimi provvedimenti di contenimento del traffi co (come le targhe alterne) dal momento che tanto nuocciono alla nostra salute, in particolare alle vie respiratorie. Per non parlare di tutti gli altri loro ‘fratelli’: dal monossido di carbonio al benzene, dall’ozono ai metalli e agli allergeni più vari.
Presenze inquietanti che in questi anni hanno scatenato un certo allarme sociale e una conseguente corsa all’acquisto da parte dei consumatori dei cosiddetti purifi catori d’aria: dispositivi che, per l’appunto, promettono di ripulire l’aria delle nostre case. Ma è davvero così? Intanto va detto che questi congegni (ce ne sono di un po’ di tutte le aziende principali nel campo del condizionamento dell’aria e degli elettrodomestici) hanno l’aspetto dei classici condizionatori d’aria portatili e sono dotati di particolari fi ltri che dovrebbero, quantomeno in teoria, consentire il filtraggio dell’aria domestica, trattenendo le particelle di polvere, il polline, il fumo e le altre sostanze in sospensione nell’aria.
Stando agli studi più neutrali non c’è però alcuna dimostradi zione che questi depuratori siano effettivamente capaci di migliorare la salute delle persone sane e prevenire le malattie respiratorie. Il discorso invece cambia per chi già è affetto da disturbi respiratori, specialmente gli allergici agli acari, ai pollini di varie piante e alle muffe: queste persone (e sono tante) possono trarre giovamento dal loro uso, in particolare nelle stagioni di fi oritura e quando c’è una maggior concentrazione di pollini nell’atmosfera. Sembra infatti che i purifi catori siano in grado di ridurre i sintomi di queste allergie, perché tra le mura domestiche tendono ad accumularsi gli allergeni.
I risultati, comunque, dipendono molto dal modello e dal fi ltro in dotazione. Anche per quanto riguarda la rimozione delle polveri sottili, i risultati attestano che i purifi catori funzionano abbastanza bene. Molto meno bene per altri inquinanti tipici delle nostre case, come i composti organici volatili rilasciate dalle sigarette, dalle vernici, dai detersivi e così via.


Finestre aperte per 20 minuti
Dieci regole facili da seguire

Le raccomandazioni dei ricercatori dell’Università Cattolica di Milano

L’INQUINAMENTO atmosferico e quello domestico possono mettere in pericolo la nostra salute: i ricercatori dell’Università Cattolica a questo proposito hanno appena stilato un decalogo per rendere più pulita l’aria di casa nostra, nel quale viene anche consigliato l’uso dei purifi catori d’aria. Si tratta di una serie di raccomandazioni nate nell’ambito di un progetto d’ateneo denominato Anapnoi e che ha coinvolto due gruppi di ricerca, in fi sica ambientale e fi sica della materia del dipartimento di matematica e fi sica di Brescia, della facoltà di sociologia di Milano, di quella di scienze agrarie, alimentari e ambientali di Piacenza e del policlinico Gemelli di Roma.
La prima raccomandazione è quella di ventilare gli ambienti domestici almeno una volta al giorno per un minimo di 20 minuti, se possibile utilizzando fi nestre che non affacciano su strade molto traffi – cate. Inoltre è meglio areare casa nel pomeriggio dal momento che le concentrazioni di polveri sono in genere inferiori rispetto al mattino. Quando si cuociono i cibi è bene usare la cappa e aprire le fi nestre subito dopo. È anche consigliabile aprire le fi nestre durante e dopo le pulizie e altre attività che prevedono l’utilizzo di disinfettanti e altri prodotti chimici.
I tappeti possono essere un nemico, perché possono intrappolare il particolato: il consiglio dei ricercatori è quello di pulirli con aspirapolveri dotati di fi ltri specifi ci almeno una volta a settimana. Analogamente occorre pulire periodicamente anche divani, tende e materassi. Secondo gli scienziati, poi, l’uso dei purifi catori può servire per abbassare il particolato. Mentre sarebbe bene evitare i profumatori. No a camini, stufe a legna e a pellet se sono la fonte principale del riscaldamento. Regolate temperatura e umidità: non devono essere né troppo alte né troppo basse. E infi ne, anche se sembra ovvio, non fumate in casa.

F. G.


Le app indossano tuta e camice bianco

Dall’allenatore al medico e al dietista, tutto il benessere è a portata degli smartphone di nuova generazione

di Daniele Petrone

UN DIETISTA, un personal trainer o addirittura un medico a portata di touch. È quanto si può trovare negli smartphone di oggi. E soprattutto nel mondo delle app ogni giorno più ingegnose, precise e molto più immediate di un appuntamento in ambulatorio. Che sia un bene o una deriva della tecnologia è oggetto di dibattito. Ma tant’è, sin dall’acquisto di un telefonino di ultima generazione, ci ritroviamo già in tasca un’applicazione per il benessere in grado di fornire una quantità immensa di servizi: dal banale contapassi alla dieta più articolata (come Melarossa che al suo interno ha menu certifi cati dalla società italiana di scienza dell’alimentazione), dal running al jogging.
Nella marca più venduta al mondo vi è già preinstallata Samsung Health orientata al raggiungimento della salute attraverso l’esercizio fi sico. Riesce da sola a misurare le calorie bruciate e nelle ultime versioni controlla pure la qualità del sonno e il battito cardiaco. Stessa cosa fa Apple negli iPhone o per il sistema operativo iOs con la app Salute: l’ultima versione perfezionata – sul mercato solo negli Usa – ha la funzionalità di acquisire persino le proprie cartelle cliniche grazie a un protocollo fi rmato con numerosi ospedali e cliniche.
La galassia salute ha costellazioni di sfumature. Dall’alimentazione – la cui categoria è la quarta più diffusa tra le app con ben 35 milioni di download – fi no al fi tness capitanato dalla celebre app Runtastic. Ce ne sono una marea. E come tutte le applicazioni si distinguono per semplicità o specifi cità. Lifesum per esempio tiene il conto dell’acqua bevuta in una giornata, con tanto di fabbisogno mostrato in relazione all’organismo dell’utente. E ci sono quelle più originali: Carrot fi t che, rispetto alle altre app sull’esercizio fi sico, si distingue per il tono irriverente con cui commenta i vostri risultati. Sconsigliata ai permalosi. Sul cibo poi si apre un mondo a parte. Ma le ultime più curiose sono Pic2Recipe e la fi nlandese Spectral Engines: basta una foto al vostro piatto e avrete tutte le informazioni nutrizionali al dettaglio.
Dal profi lo più sanitario c’è Influweb che monitora i ceppi influenzali. OppureGeniusFood e MangiaSicuro di cui si servono due milioni di italiani intolleranti o allergici al cibo. Ma se un’indagine di Adoc rivela come il 70% degli italiani ha provato almeno una volta un’app sulla salute, i medici continuano a consigliare di andare dal dottore. Uno studio americano ha messo alla prova camici e computer. Risultato? Il 72% dei casi è stato risolto dai clinici contro il 34% dei pc.


Tavola personalizzata e a chilometro zero
Così il corpo va in moto come una Ferrari

In arrivo l’applicazione Formula 12: elabora la dieta ideale con i prodotti locali

UNA CORRETTA alimentazione a chilometro zero. Una dieta ultrapersonalizzata che varia da città a città. E persino un Qr-code che riconosce i prodotti durante la spesa al supermercato per capire quanto siano adatti alla propria dieta. Tutto questo grazie a un’app in grado di sfruttare la geolocalizzazione. È la forza di Formula12, azienda nata a San Polo d’Enza, sulle colline Reggio Emilia e Parma. L’applicazione – unica nel suo genere – tra qualche mese sarà in commercio sia per Android sia per iOs. Si baserà su un sofi – sticato algoritmo che caratterizza l’app dalle altre nel settore del benessere alimentare. Non si avvarrà di cluster predefi niti che generano un numero limitato di profi li. Ma verranno creati all’inserimento delle informazioni iniziali richieste all’utente. Ovvero l’anamnesi: 50-60 domande, dall’età al tipo di impiego svolto, vita familiare, abitudini, allergie, ma soprattutto dove si vive. Tutto ciò permetterà di creare un profi lo unico. Ad esempio due persone simili (stessa età, sesso, peso, lavoro e abitudini), uno residente in Trentino e l’altro in Sicilia, avranno due profi li diversi con un piano alimentare con cibi locali. Ultimo step, prima di avere la propria dieta, gli scopi da raggiungere: dal dimagrimento all’aumento di massa muscolare. E grazie alla geolocalizzazione, in caso di spostamenti o viaggi, il piano viene ricalibrato a seconda di dove ci si trova.

«L’obiettivo non è imporre – spiega Francesco Prandi, amministratore delegato di Formula12 – ma insegnare come e cosa bisogna mangiare. Il nostro corpo è come una Ferrari, ma spesso non lo utilizziamo come tale. Noi diamo in mano le chiavi per accenderla ». Metaforicamente le chiavi sono rappresentate dalla shockbox che segue i 12 punti (da qui il nome Formula12) fondamentali da seguire, in primis la rotazione proteica. Una scatola – che vuole richiamare romanticamente la meal box in mano ad Audrey Hepburn di Daniele Petrone nella scena iniziale di Colazione da Tiffany mentre rimane incantata di fronte alle vetrine della Fifth Avenue – che contiene l’85% di prodotti alimentari made in Italy e il 15% di integratori da utilizzare nei primi 14 giorni. Chi l’acquista ha a disposizione gratis per un anno un nutrizionista e avrà l’app. «In questo modo contiamo di far capire alle persone la direzione da intraprendere, grazie alla nostra app che sarà proattiva, ma non invadente », conclude Prandi.

D.P.


INNOVAZIONE

La maglietta tech ‘controlla’ chi è sotto stress

Magliette “intelligenti” per monitorare lo stress degli chef e di chi lavora in cucina. «L’idea nasce – spiega Alessandro Marroni, presidente della Fondazione DAN Europe – dal nostro progetto Diving Safety Laboratory, che mira a studiare e controllare la performance umana in ambienti estremi, come l’immersione subacquea, con tecnologie innovative di monitoraggio in tempo reale. I sensori della maglietta, che viene semplicemente indossata, consentono la trasmissione dei parametri fi siologici (frequenza cardiaca, elettrocardiogramma, ritmo respiratorio ecc.) a una centrale operativa medica. I segnali sono trasmessi con tecnologia wireless attraverso reti GSM o Satellitari. Gli indumenti sono stati sviluppati in collaborazione con ComfTech».

M.M.F.