Tutti pazzi per la borraccia salva-Terra

Stop alla plastica: vip e influencer vari hanno lanciato la moda ecologica delle bottiglie non inquinanti

di Francesco Gerardi

QUANDO qualche buona causa inisce per sovrapporsi alle ine abili e inspiegabili tendenze della moda, il gioco è fatto e il successo assicurato. Non si sa bene come ciò possa accadere, di ricette sicure non ve ne sono. Quel che è certo, è che non ha nemmeno troppo senso stare a chiederselo: bisogna solo cavalcare l’onda e godersi i bene ici del boom, quando ci sono. È il caso della ‘bottle mania’, una tendenza iniziata da un paio d’anni e che ormai spopola tra le star di Hollywood e le inluencer, e poi giù giù ino alla vicina di casa e a tutti gli amici fashion addict. Per chi ancora non lo avesse capito, trattasi della moda della borraccia eco friendly, detta anche ‘water bottle’. Di acciaio inossidabile o di alluminio, di vetro o di silicone poco importa, l’importante è che sia molto cool, molto colorata e preferibilmente disegnata da qualche stilista di grido per un brand famoso. Attori, soubrette e vip assortiti non perdono ormai l’occasione di farsi fotografare con una di queste bottiglie al seguito: dopo un allenamento in palestra, una lezione di yoga, a passeggio durante lo shopping e persino ai party e alle serate di gala. Insomma, sembra proprio che siano diventate un accessorio irrinunciabile da sfoggiare ovunque e addirittura personalizzabile secondo le proprie necessità (con moschettoni e iltri vari), proprio come le borse e gli occhiali da sole. Il fenomeno è dunque esploso e sembra davvero inarrestabile. Prova ne sia che molte borse e zaini vengono concepiti oggi con una tasca fatta apposta per trasportarle e che tantissime aziende le usino come gadget da regalare ai propri clienti. E pensare che tutto questo immenso trend globale nasceva da qualcosa di ben più serio e urgente che la semplice promozione di un oggetto di design… All’origine della bottle mania c’è infatti la causa ambientale. La di usione di queste borracce, un po’ più care di una classica bottiglietta ma riutilizzabili all’ininito, è nata come l’antidoto più ovvio ed e icace alla proliferazione delle famigerate bottiglie di plastica in Pet, quelle che da decenni inquinano e invadono il pianeta e i suoi oceani. E il fatto che le water bottle siano diventate nel frattempo uno dei must del momento non guasta affatto: anzi, questo tipo di successo e di di usione non fa che aumentare l’e icacia della lotta senza quartiere alla plastica e giovare ancor di più alla salute della Terra. Secondo una recente stima delle Nazioni Unite, infatti, continuando a consumare bottiglie di plastica al ritmo attuale, entro il 2050 ci ritroveremo a dover contare più plastica che pesce, in termini di massa, nei nostri mari: una catastrofe.


Parole d’ordine: riciclare e compostare
Così l’Italia è la paladina Ue dell’ambiente

Largo a cotton fioc eco, spiagge liberate dall’usa e getta e pescatori spazzini dei mari

SE C’È una guerra mondiale in atto, è (per fortuna) soltanto quella alla plastica. Da qualche tempo il pianeta ha dichiarato guerra al famigerato polimero sintetico, colpevole dichiarato di buona parte dell’inquinamento di cui so re la Terra. Nello scontro epocale, che quest’anno vede dei passaggi legislativi importanti in diversi Paesi, l’Italia vuole fare la sua parte, e forse qualcosa di più. Da gennaio è infatti vietata la produzione e la vendita di cotton ioc non biodegradabili e compostabili, cioè con il bastoncino di plastica. Siamo il primo Paese Ue a bandirli, gli altri arriveranno entro il 2021. Inoltre, con la cosiddetta “legge Salvamare” i nostri pescatori potranno riportare a terra la plastica inita accidentalmente nelle loro reti: ino ad ora erano costretti a ributtarla in mare perché passibili di denuncia per il reato di trasporto illecito di riiuti. Ora invece i pescatori diventeranno spazzini del mare non solo non rischieranno assurde sanzioni, ma potranno anche avere un certiicato ambientale e il loro pescato sarà riconoscibile. Dopo aver bandito i sacchetti della spesa non biodegradabili nel 2011 e i sacchetti per l’ortofrutta nel 2018, l’Italia si dimostra nei fatti all’avanguardia nella lotta all’inquinamento. L’ultimo fronte è quello delle spiagge “plastic free”: ossia gli stabilimenti balneari che vietano gli oggetti di plastica usa e getta. La prima regione è stata la Puglia, non solo nelle spiagge attrezzate ma anche in quelle libere. La drastica presa di posizione pugliese nasce come reazione alla situazione delle isole Tremiti, dove la concentrazione di microplastiche è risultata tra le più alte a livello nazionale. Tra le località di mare capoila c’è però anche Rimini, che ha messo al bando i contenitori usa e getta da metà aprile scorso. Ma è in realtà tutta l’Emilia Romagna ad essere all’avanguardia con il progetto “Plastic free 2023”. Anche la riviera ligure si muove: da Vernazza a Lerici ed Andora non fanno che crescere i bagni che espongono divieti contro bicchieri, piatti e posate di plastica. L’Isola d’Elba ha invece un programma denominato “Pelagos plastic free” che prevede che i Comuni della perla dell’arcipelago toscano o rano prodotti riutilizzabili o compostabili nei supermercati. Più giù, in Campania, si possono citare i casi di Ischia e Capri, dove le multe sono molto salate: 500 euro di sanzione per chi utilizza materiale non riciclabile.

F.G.


IL PARADOSSO

Borse di tela per la spesa?
Scelta “sporca”

Avete presente le borse di tela? Sono le shopper che ormai ovunque ci vengono regalate con spirito ambientalista. Con ogni probabilità ne avrete decine stipate da qualche parte e con altrettanta probabilità, e meritevole zelo ecologico, molti le useranno per la spesa. Il punto è che secondo ricerche dell’Agenzia britannica per la protezione dell’ambiente (Ukea) gli shopper non sarebbero poi così beneici in quanto l’impatto ambientale necessario alla loro produzione sarebbe superiore a quello dei classici sacchetti di plastica. E per renderle davvero ecologiche andrebbero riutilizzate ben 130 volte l’una. Di per sé non è un numero impossibile da raggiungere, il problema è che ne accumuliamo troppe senza usarle.

F.G.